Il militare di quartiere

Ieri notte pioveva. Con una certa insistenza anche. Stamattina era uno splendore. Cielo terso, qualche nuvola e un aria fresca che pareva di stare o in montagna o nel magico mondo di Amelie Poulain. Una di quelle mattinate che ti dispiace non avere con te la macchina fotografica o la macchina da presa, per la luce splendida che invade le strade. Vabbè a me capita così. A voi no? Vuol dire che siamo diversi.

Approfitto della passeggiata mattutina di Aki, per bermi un caffè al bar e leggere Il Secolo XIX. Va bene si, leggo Il Secolo XIX, c’è qualcosa di male? Maggiani però non lo leggo! E quando lo leggo non sono mai d’accordo.
Comunque, leggevo Il Secolo XIX e scopro che il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che affida all’esercito, la sorveglianza, disarmata, dei siti di raccolta rifiuti. Maroni e La Russa, rispettivamente Interno e Difesa, hanno elaborato un emendamento che prevede i soldati dell’esercito a pattugliare anche le città. Di notte. In ronde. La Russa li immagina uniti a gruppi di civili. Il governo auspicherebbe di usare i veterani di missioni di pace nel mondo per questo compito. Per utilizzare al meglio l’esperienza spesa a mantenere l’ordine e la protezione nei territori di guerra.
A parte che pensare a Rambo che gira per i caruggi di Genova con alcuni amici suoi, non ho ancora capito se devo ridere o aver paura; la notizia di un pattugliamento notturno delle strade da parte dell’esercito, ha dell’inquietante.
Le nostre strade, le nostre città, sono davvero diventate così insicure da rendere necessario l’intervento dell’esercito? Le ronde poi? Forse il centro storico di Genova è una piccola oasi felice, dove ogni tanto c’è qualche rissa, sempre più ubriachi in giro, molti scippi e molti tentativi, spaccio, prostituzione, spari, a volte; e di tanto in tanto un omicidio.
Si dice che è colpa dei marocchini, degli ecuadoregni, dei tossici, dei punkabbestia, dei genoani o dei doriani, ma nessuno aveva ancora pensato all’esercito, per risolvere. Dev’essere davvero un’isola felice, questa.
È probabile che, come previsto per le discariche, i militari per le strade sarebbero disarmati. Ma allora perché usare i militari disarmati e non potenziare magari le forze di Polizia? In fondo il servizio di controllo delle strade dovrebbero farlo loro.
Pare che infatti il corpo di Polizia delle Stato non ci sia rimasto un granché bene, già si lamentavano che non avevano abbastanza fondi per il bilancio, poi molti agenti al servizio operativo si sono visti passare a lavori d’amministrazione e d’ufficio. Ora gli dicono anche che facciano spazio ai militari. Un tantinello ragione ce l’hanno anche loro.

Chissà cosa avrebbe da dire al riguardo il mio amico Marco Bertora, che nel suo cortometraggio ha immaginato appunto una Genova notturna, claustrofobica, presidiata dall’esercito, in un futuro prossimo forse in un presente parallelo. Io non condivido il suo pessimismo ne il suo rigore ideologico. Ma devo dire che appena ho letto la notizia ho pensato al suo cortometraggio. Probabilmente perché anch’io come Marco penso che i vicoli di notte, pattugliati dall’esercito, con barricate e bidoni in fiamme, siano maledettamente cinematografici. È l’immaginario cinematografico, che mi frega.

Massimo Federico

Una Risposta a “Il militare di quartiere”

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