La Sottile Linea Gotica

Qualche giorno fa sono stato al Cinema America. Proiettavano alcuni corti e lunghi per la rassegna “la linea lombarda del cinema” volta a promuovere il cinema indipendente milanese in altre regioni.

Per garantire un minimo compenso a registi e produttori la serata era divisa in tre tranches. Si partiva alle 18.15 con tre corti, poi un lungometraggio di Federico Rizzo alle 20 e alle 22.30 “Fuori Vena” di Tekla Taidelli, un film che cerco di vedere da tempo. Ogni tranche aveva un biglietto da 3.50€.

Dopo la proiezione di “Lievi crepe sul muro di cinta” di Rizzo, mi sono fermato a scambiare due chiacchere con uno dei produttori del suo nuovo film, “Fuga dal Call Center”. Si è parlato del cinema indipendente, della scena milanese e delle prospettive per il futuro. Enzo Coluccio, così si chiama il produttore, era ottimista, pare che con il nuovo governo qualcosa possa cambiare, anche in termini di finanziamenti statali.

La cosa non mi sorprende, che il nuovo governo cerchi di aiutare la crescita di un polo cinematografico alternativo a Roma. In tempi già sospetti si ricorda una gustosa telefonata tra Berlusconi e Saccà allora direttore di Rai Fiction. Tra le varie amenità che si trovano in quella conversazione, è notevole il passaggio dove Saccà si lamenta con Berlusconi di un’intervista, rilasciata alla Padania da Renzo Martinelli riguardo la fiction sul Barbarossa, che avrebbe provocato l’accusa da parte del Corriere di servilismo politico di Saccà verso la Lega e Berlusconi.
Che Saccà sia asservito ai giochi di partito, ci si può mettere le mani sul fuoco, vista anche la sua lunga e ininterrotta carriera in RAI. Colpisce il fatto che mesi prima della caduta del governo Prodi e delle nuove elezioni, Saccà già sapeva da che parte inginocchiarsi. Dev’essere istinto acquisito in anni di servilismo politico. La cosa più interessante è che riascoltando la telefonata e rileggendo il testo, si afferra molto bene come Rai Fiction abbia prodotto il “barbarossa” praticamente su ordinazione della Lega, che evidentemente sentiva il bisogno di rilanciare la padanità a livello culturale.

Pare quindi che le premesse per il lancio di un polo cinematografico a Milano ci siano tutte, peccato che non derivino dalla presenza nella città lombarda di alcuni tra i migliori registi del paese, ma da volontà politiche e giochi di potere.
Per Genova potrebbe essere una buona opportunità di crescita essendo un ottimo set, non molto distante da Milano. Ma l’impronta politica con cui parrebbe prendere piede questo progetto, staglia un’ombra importante sulla scena cinematografica, per cui forse per ottenere finanziamenti servirà adeguarsi e produrre lavori graditi alla cultura di destra.
Dovrò cestinare la mia sceneggiatura sulla vita di Nilde Iotti.

State pronti perciò cineasti milanesi o comunque del nord Italia: il cinema politico italiano non sarà più un orticello romano di sinistra, ma sarà anche un po’ più milanese e di destra. Per fortuna che l’onda lunga non pare ancora arrivata e per ora ci godiamo i meritati successi a Cannes di due pellicole italiane molto politiche ma, per fortuna, né di destra né di sinistra, solo di qualità.

Massimo Federico

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