Fuori i nomi
Da un paio d’anni rompo le scatole ad Antonella con la stessa questione. Approfitto di questo blog per rompergliele una volta di più.
Cara Antonella, è così difficile riuscire a mettere in piedi una struttura; penso ad esempio ad un gazebo di fronte alla Sala Sivori, dove creare uno spazio dedicato al Genova Film Festival, per registi, attori, spettatori ed organizzatori, in modo che si crei un luogo d’incontro, e non ci si trovi sempre costretti a cercare asilo al bar affianco al cinema?
Sarebbe anche un modo per farsi vedere di più, la gente passa per via Roma e dice:
“Ho guarda, c’è il Genova Film Festival, veniamo a vedere qualcosa?”
“Belin, tanto è gratis!”
Io lo so che anche tu vorresti farlo, Anto. Dicci perché non è possibile?
Forza Anto, sfogati, dicci perché non si riesce a fare. Fuori i nomi.
Massimo Federico
Questo post è stato pubblicato il Luglio 3, 2008 alle 10:38 am ed è archiviato in Uncategorized con i tag Antonella Sica, bar, gazebo, genova film festival, incontri con gli autori. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.
Luglio 4, 2008 a 7:56 am
Quel “Belin, tanto è gratis!” mi fa paura: alla proiezione di “Anima persa” una coppia di coniugi davanti a me si gira e mi fa: “Qual è più il titolo del film?”
A fine serata gli opuscoli ed i libretti (in omaggio e non) elegantemente appoggiati all’entrata della Sala parevano le carcasse di antilopi e gazzelle nella savana, mitragliati com’erano dalle beccate di un ammasso di avvoltoi, allettati, probabilmente, proprio dal fascino della parola “gratis”.
Il rinfresco conclusivo sembrava una mobilitazione di medici senza frontiere, per sfamare i popoli del terzo mondo: gente che si accalcava, spingeva, per avere un bicchiere, un cocktail o un pezzo di focaccia.
Fossi io, metterei l’ingresso a due euro. O anche solo a cinquanta centesimi: garantirebbe un po’ di selezione e verrebbero sempre e comunque tutti coloro che amano veramente il Cinema.
Lo sforzo e l’impegno da parte di chi organizza sono non encomiabili….di più. Soprattutto se si tiene conto della “folta partecipazione” delle istituzioni genovesi a questa manifestazione.
Ma purtroppo occorre tenere presente che siamo a Genova: fa più gola un salatino regalato, che un bel film proiettato (e fa pure rima).
Luglio 4, 2008 a 11:13 am
Non sono d’accordo.
L’idea di fare selezione all’ingresso, mi suona snob ed inutilmente elitaria. Il cinema è e deve tornare ad essere sempre più un patrimonio popolare. E non un arte per pochi consapevoli. Per quello c’è già l’arte contemporanea, e trovo che la distanza che si viene a creare tra pubblico “ignorante” e addetti ai lavori, sia insopportabile. E poi, suvvia mica siamo in discoteca che dobbiamo fare scrematura all’ingresso. Ben vengano code chilometriche e calca al buffet, se portano gente in sala. E se qualcuno entra al cinema, anche non sapendo cosa va a vedere, avrà l’occasione di scoprire qualcosa di nuovo ed apprezzarlo. Non credi?
È anche così che si fidelizza un pubblico.
Certo sarebbe bello se il festival potesse permettersi di sbigliettare, per finanziarsi e per concedere più premi ai filmaker, sarebbe addirittura rivoluzionario se un festival si potesse permettere di far pagare un biglietto e distribuire una percentuale ai registi in concorso, ci pensi?
Potrebbe anche questa essere una nuova via per la distribuzione di cortometraggi.
Alcuni festival possono permettersi di far pagare l’ingresso in sala continuando ad avere code all’ingresso. Purtroppo non è ancora il caso del Genova Film Festival. Ci arriveremo.
Nel frattempo accontentiamoci di un pubblico che cresce anno dopo anno, così come gli autori locali in concorso.
Luglio 4, 2008 a 2:35 pm
Il Cinema è l’arte più democratica e, al contempo, più coinvolgnte che ci sia.
Ben lungi da me pensare che possa mai diventare un qualcosa di elitario o un privilegio per pochi eletti.
Il fatto è che credo che il mezzo non sia più di tanto funzionale al fine.
Nello sfogliare il giornale, come credo abbia fatto la maggior parte della gente in coda l’altra sera, alletta molto di più, nella stssa frase, la parola “gratis” della parola “film”.
Altimenti ciò non spiegherebbe il deserto il giorno dopo alle proiezioni sul Cinema albanese.
Credimi: a me entusiasma tantisimo vedere che a Genova, quanto meno, esiste un “Genova film festival”. E ora lascio da parte l’ironia. Dico davvero…cioè…questa è una città dove incredibilmente la parola Cinema viene mesa sempre in coda a centinaia di altri vocaboli considerati, inspiegabilmente, più alla moda. Ma, aprescindere dal fatto che il Cinema non deve essere una moda, comunque, penso che il lavoro debba essere più certosino e spalmato durante tutto l’anno: finito il festival, quante sono le iniziative che coinvolgano i cittadini nei rimanenti 365 giorni nel campo cinematografico?
Nessuna: Genova è una città di tante piccole realtà (Amici del Cinema, Cinforum America, le stesse interessantissime rassegne della Sivori ecc…), che però sono scarse (quantitativamente, non qualitativamente) se rapportate al peso della città.
Per riuscire a parlare o conoscere il Cinema, qui, biogna fare i salti mortali.
Sono andato Off Toic. Fantastico.
Luglio 5, 2008 a 7:33 am
Sarebbe molto bello poter montare un gazebo di fronte al cinema dove creare un luogo d’incontro alternativo, ma, non so se ve ne siete accorti, appena uno lascia anche solo una bicicletta appoggiata al muro, si materializza uno squadrone di vigili muniti di blocchetto. Quella davanti al cinema Sivori è una piazzetta off limit perchè su di essa, oltre alla sala, insistono il Palazzo della Provincia e la Prefettura…
Bisognerebbe aggiungere un’altra sala o luogo del Festival dove organizzare incontri e proiezioni…non crediate che non ci stiamo pensando. Cmq per Richmond…non abbiamo mai avuto deserto alle proiezioni di cinema albanese
Luglio 5, 2008 a 3:19 pm
Sono felice di essere stato contraddetto, prima di tutto, dai fatti: lasciando pedrere il girno immediatamente seguente alla proiezione di “Anima persa”, devo dire chegli altri pomeriggi – nonostante proprio di orari lavorativi si trattasse – bene o male l’affluenza è stata soddisfacente.
Ieri sera, poi, in modo particolare, la sala era bella piena, nonostante il film e l’incontro coi registi fossero terminati in un fuori orario ghezziano. Ancora più affascinante, in fin dei conti.
Luglio 7, 2008 a 10:22 am
Allora…..tanto per cominciare credo che ci sia un problema logistico!
Ovvero se io per esmpio avessi partecipatp con un lavoro quest’anno, difficilmente avrei potuto essere presente alla proiezione….figuriamoci poi se si parla di autori che vengono da fuori Genova, purtroppo giugno è periodo di molti festival, quindi per i registi è denso d’impegni!
La seconda credo che in parte ( e qui mi riferisco agli autori liguri), gli organizzatori temano una certa “immaturità”da parte dei partecipanti, che porterebbe solamente ad avere in sala amici e parenti che fanno tifo da stadio!….Almeno…questa è la mia impressione!
Luglio 8, 2008 a 6:42 am
torno sul tema del gratis!
Non credo sia come tu dici, Richmond. Il problema è che venti persone, con il loro comportamento da fiere assatanate, rovinano l’immagine del pubblico colto e interessato che frequenta il Festival.
Anche io sono rimasta di stucco la sera dell’inaugurazione; c’era gente che RUBAVA i cataloghi e i libri in esposizione e quando cercavi di richiamare la loro attenzione affinchè posassero gli oggetti impropriamente acquisiti, ti guardavano con l’occhio vuoto mentre la mano rea continuava il percorso verso l’ampia borsa a tracolla!
Lo zoccolo duro del festival è diverso. E lo ringrazio!
Luglio 8, 2008 a 9:24 am
Ahaha, ma sì, è più o meno quello che intendevo io.
Ma questo accade perché purtroppo a Genova – ma in definitiva, in tutta Italia – la parola “gratis” viene associata e business, profitto, lucro, opportunità ed opportunismo. Se c’è qualcosa di gratuito, bisogna sfruttarla. Fosse anche un biglietto omaggio per assistere all’impiccagione di un bambino.
Concordo in pieno, in definitiva, però, sullo zoccolo duro del festival. Gli appassionati rimarranno sempre e sarebbero disposti a pagare anche cento euro a proiezione, in virtù del loro amore per il Cinema.
Su questo non ci piove.
E la mia non voleva, in verità, essere una critica a voi, che avete optato per l’ingresso libero proprio per dare a tutti pari opportunità di avvicinarsi al Cinema. Anzi, a voi va un elogio per il lavoro che avete fatto.
La mia era una freccia al pubblico delle grandi serate, che viene in sala perché….
- “Stasera, cara, c’è un film gratis. Andiamo?”
- “Ah….ma sì dai! Ma che film è?”
- “Boh…..”
Concludo la mia invettiva con due citazioni cinefile, e chi ha orecchie (od occhi) per intendere, intenda:
1) L’occhio e il rasoio in “Un chien andalou”, di L. Bunuel.
2) L’occhio trafitto da una scheggia di legno in “Zombie 2″, di L. Fulci.
Luglio 18, 2008 a 3:43 pm
posso capire che sorgano problemi per auto e simili parcheggiati davanti alla prefettura, soprattutto in tempi bui come questi, non si sa mai che un bambino rom parcheggi una bicibomba facendo saltare in aria qualcuno.
trovo perlomeno curioso che non venga concesso uno spazio ad una manifestazione che se non sbaglio, è anche patrocinata dal comune, provincia e regione oltre che dal ministero.
non sto certo cercando di colpevolizzare l’organizzazione del festival per questo, quanto piuttosto una amministrazione comunale che dimostra una volta in più di non sapersi aprire alle necessità dei cittadini. potrebbe essere interessante attivare un picchetto di protesta per la prossima edizione. nulla di troppo impegnativo, anzi, magari giusto presentarsi in salita santa caterina con tanto di tavoli e sedie in plastica, ombrelloni e quant’altro.
mi domando invece se una seconda sala di proiezione potrebbe davvero essere una soluzione. il grosso rischio potrebbe essere quello di “spaccare” in due l’affluenza al festival compromettendo le possibilità di incontro che il festival fornisce.
e se fosse in previsione invece un completo trasferimento del luogo di proiezione? in fondo il sivori fa parte di un circuito di sale, e forse non sarebbe una soluzione impensabile.
certo è che con l’avanzare delle edizioni, credo che il festival sentirà sempre più la necessità di prendersi degli spazi, di invadere la città, di aprirsi ad una quantità (e speriamo qualità) di pubblico sempre maggiore.
e se rattrista constatare il silenzio che le istituzioni riservano alla manifestazione cinematografica più importante della città, è confortante vedere che chi organizza si muove incessantemente per offrire al proprio pubblico un servizio sempre migliore.
non sono d’accordo con quello che dice stefano. è vero che alcune proiezioni (per forza di cose) subiscono il peso di orari più infelici di altri, ma questo per altri festival non è mai stato un problema, ricordo ad esempio che a sedona le proiezioni cominciavano la mattina alle 9.00 e c’era sempre la fila per comprare (dico comprare) i biglietti.
molto sta anche alla maturità del pubblico che evidentemente a genova ha ancora bisogno di tempo e stimoli per crescere. e poi chissà che il prossimo anno non venga data anche ad “obiettivo liguria” l’opportunità di una doppia proiezione per ogni tranche. se la qualità dei lavori dovesse continuare a migliorare con questo ritmo, sarebbe giusto dargli più spazio.
per quel che riguarda gli altri festival in italia che hanno luogo nelle stesse date, credo che, dato lo spessore sempre maggiore che il gff mostra di anno in anno, sarà un problema che saranno gli altri a dover affrontare…
concordo in pieno invece con il fatto che molti autori liguri dovrebbero mostrare più interesse per le opere di altri registi, piuttosto che pensare solo ad avere la sala piena di amici per il proprio lavoro.
in attesa quindi di scoprire cosa hanno in serbo per noi antonella e cristiano (e caterina ovviamente, che sappiamo bene essere la vera mente dietro il festival. palozzi e la sica sono solo dei pupazzi nelle sue mani), per il prossimo anno modifico la mia richiesta originale: se non è possibile avere un gazebo, magari mettiamoci d’accordo con il bar li accanto per avere qualche tavolo in più, dei divanetti magari, un orario di chiusura parallelo al festival, insomma, un impegno ancora maggiore per diventare di fatto il luogo di ritrovo del pubblico e degli autori del festival. E la cedrata tassoni (TM) anche, grazie!!!