Il primo giorno di scuola
Avete presente il primo giorno di scuola dopo le vacanze?
Il rientro, quando si rivedono le solite vecchie facce. Qualcuno ha i capelli più lunghi, o più corti. Ci si racconta le novità, i cambiamenti.
Avete presente?
L’atmosfera davanti al Cinema Sivori, oggi pomeriggio alle due, era proprio la stessa.
La scena cinematografica genovese si riunisce per la prima tranche di proiezioni di “Obiettivo Liguria”.
I Registi si ritrovano, attori e attrici si godono un piccolo momento di popolarità, rispuntano i soliti vecchi volti di ogni anno.
Complice l’orario in un giorno lavorativo, e un certo livello di provincialità tuttora persistente nel popolo dei filmakers genovesi, purtroppo mi è dispiaciuto vedere, che una buona percentuale del pubblico era, come ogni anno (ma sempre meno), composta da amici del regista o dalla troupe.
Credo che, l’opportunità d’incontro che offrono le proiezioni di “Obiettivo Liguria” in particolare, siano da sfruttare al meglio. E purtroppo ancora molti registi o addetti ai lavori, anche alle prime armi, si limitano a presenziare alla proiezione del proprio corto. È un peccato.
Però come la qualità dei corti in concorso, migliora di anno in anno, anche questa tendenza viene sempre meno. Credo che stiamo per entrare in un buon periodo per la cinematografia genovese. Mi pare di vedere i presupposti per un rinnovamento della scena locale. Una crescita.
Tornando ai corti proiettati. il mio preferito è stato il documentario “Cornigliano – nostalgia del mare, memorie d’acciaio” di Ugo Nuzzo. E chi mi conosce sa che patisco i documentari, soprattutto se lunghi. Eppure mi sono appassionato al mutamento del quartiere da località balneare per la borghesia a quartiere soffocato dai miasmi delle acciaierie. Una storia che conoscevo, ma superficialmente.
Di ben inferiore caratura invece il lavoro sul manicomio di Pratozanino, conosco la location e trovo abbia ben altro potenziale.
Spicca il sushi-western di Lechi, “Sterno d’uccello” dagli amici ben più prosaicamente ribattezzato. Girare un western, senza indiani e sparatorie ma con samurai e katane, è già di per se una sfida. La realizzazione tecnica impeccabile sfrutta al massimo i limiti che evidentemente un budget molto ristretto impone. Purtroppo sceneggiatura e recitazione non sostengono al meglio non riuscendo a nascondere una evidente impostazione teatrale. La regia della macchina, segue maggiormente il linguaggio cinematografico e sostiene senza acuti. Aspettiamo Lechi al prossimo lavoro, potrebbe sbocciare. Grandi applausi.
E grandi applausi anche per “Longhi e Mancini ep.3 – Triplo gioco”. Evidentemente la trilogia ha creato un suo seguito di fan. Io non sono tra questi. Dev’essere il genere demenziale low-fi che non mi appassiona. Ho sentito dire che si tratta dell’episodio conclusivo della serie. È troppo scontato se dico che non ne sentirò la mancanza?
“Quasi un fado (mini-musical pop)” incuriosisce per il tentativo di un genere raro in un corto, ma patisce regia e musiche anonime (e per un musical questo è un grave peso).
“Maledetto Stanley Milgram” si perde per strada, nel tentativo di mettere in scena una confusa concatenazione di legami che solo il voiceover cerca di rendere comprensibile.
“7° Comandamento” invece immagina un centro storico barricato, cupo, soffocante. In un futuro sotto dittatura militare xenofoba e razzista, con tanto di chiesa connivente. Purtroppo la scrittura non da segni di vita e i temi portati in gioco rimangono al livello di retorica, e la storia approssimativa non tiene il passo con una atmosfera azzeccata.
Quello che colpisce, tra corti belli o meno belli, è che il livello tecnico in generale, è comunque buono considerato che si tratta di una selezione regionale. Immaginando poi che stilando il programma abbiano cercato di concentrare i lavori più belli, soprattutto nella giornata conclusiva di sabato, ci aspettiamo molto dai prossimi lavori.
Massimo Federico
Luglio 10, 2008 a 11:31 pm
Massimo, il tuo commento mi lascia di stucco. Immagino tu sappia che in un lavoro su commissione (quindi remunerato) bisogna seguire certe cifre stilistiche imposte dalla produzione (vedi anche lo spot per la Sampdoria dell’anno scorso). I temi che ho rielaborato su indicazioni di terzi sicuramente non mi appartengono, non li avverto come mie creazioni (fosse per me avrei fatto rock progressive, dark sound, rio, zehul, rumorismo industrial-pessimista o contemporanea colta post weberniana) però hanno curiosamente riscosso un certo consenso da persone il cui giudizio vale almeno quanto il tuo. Insomma, c’è gente che compra anche Gigione e Jo Donatello, ricordatelo…
Luglio 11, 2008 a 9:13 am
A proposito di anonimato, ma chi sarebbe questo Massimo Federico? Un critico? Non lo conosco. Un attore? Mai sentito. Forse un regista? Inaudito.
Forse è anch’egli un anonimo! Sì, dev’essere così!
Sottoscrivo quanto asserisce il commentatore precedente…
Luglio 11, 2008 a 9:34 am
Quanto meno tu hai già messo le mani avabti circa la tua popolarità.
Dai, su…..dove sta scrito che per poter parlare di Cinema si debba mostrare ogni due secondi il cartellino? A volte ho la sensazione che in conti di più, in dogana, la passione per i camion che, nel Cinema, quella per i film.
Non si può discutere attraverso semplici punti di vista, opinioni che come tali vadano rispettate, senza necessariamente cogliere ogni pretesto per punzecchiare o polemizzare. Sia chiaro che esprimo un disappunto personale sul modo di portare avanti un siscussione: la polemica è il sale di un dibattito, spesso. E un po’ di brio è stimolante. Il punto è che il primo post punta ad un interesse verso il Cinema. L’ultimo no.
Solo questo.
Luglio 11, 2008 a 9:59 am
Difatti, Richmond. Il mio post non punta all’interesse verso il cinema. Non ho alcun interesse a commentare film che non ho visto. Sono certa che il punto da chi doveva comprendere è stato ben compreso.
Luglio 11, 2008 a 10:00 am
P.s. Ebbene sì, le mani avanti le ho messe perché sono uno dei tanti nessuni che girano per la rete…
Luglio 11, 2008 a 10:18 am
Bah, mi pare che l’idea stessa di blog punti a sfatare il mito della formalità, della necessaria condizione di popolarità o di fama da parte di chi scrive di Cinema. Il fatto che personaggi famosi come Grillo e G. Fava gestiscano dei Blog, non significa che chiunque abbia un proprio spazio sul web debba godere della loro celebrità. Ma, anzi, è se mai la testimonianza ch da parte di quelle persone c’è volontà di svestire i panni del “personaggio famoso” per entrare a far parte del mondo di Internet il quale pur con tutti i suoi difetti e le sue contaddizioni, come la morte fisica per il corpo, è un po’ un sorta di “Livella”, citando il grande Totò.
Qui siamo tutti uguali. Conta ciò che viene scritto. Non mporta se chi lo scrive abbia tre lauree oppure si sia fermato alla terza elementare.
Quindi ribadire questi concetti ci fa inesorabilmente scivolare nell’ovvietà e converai anche tu che stiamo parando del sesso degli angeli.
Ripeto: un po’ di brio va bene, ma credo che no si debba perdere di vista il traguardo, che è il Cinema.
Ogni altro post lascia il tempo che trova.
Saludos.
Luglio 11, 2008 a 11:26 am
Aspetta un secondo: opinione mia personale, ma non è proprio come dici tu. Questo non è il blog personale di Signor Chiunque. E’ il blog di un festival. Non sono d’accordo quando dici che non è necessario avere una qualche “specializzazione” (e non intendo accademica) per giudicare, ci vuole una qualche consacrazione, eccome. Per questo mi sono permesso di dire la mia. Da quel che leggo, la tendenza mi sembra proprio quella di “guardare dall’alto” gli artisti. Quindi mi chiedo, chi sono le persone che Giudicano (il maiuscolo è voluto)? In ogni caso, hai ragione nel dire che il mio commento lascia il tempo che trova. Ti faccio notare, però, che anche certi giudizi sono destinati a fare la stessa fine, e non perché lo dico io (un altro Signor Nessuno), ma perché è il sistema che vuole.
Mi congedo!
Luglio 11, 2008 a 11:27 am
errata corrige: “è il sistema che LO vuole”…
Luglio 11, 2008 a 12:47 pm
Caro Richmond, quest’anno non ho potuto vedere quasi nessun corto a causa di vari impegni ma ho lavorato su otto titoli e altri sono stati realizzati da amici o collaboratori. Quindi, mi è deontologicamente proibito emettere giudizi di valore sulle opere che sono state scelte per questa edizione. Il mio messaggio era semplicemente rivolto a una persona che, incontrata sulla soglia del Sivori, avrebbe potuto rivolgersi direttamente a me, magari chiedendomi il perché di queste scelte, piuttosto che scrivere pubblicamente. E’ solo questo fatto che mi ha lasciato basito per quanto possa confermare le sue impressioni. Aggiungo che di fronte a produzioni per ragazzi o con finalità “commerciali” (nel senso di “rivolte ad un pubblico non specializzato”), solitamente mi pongo dalla parte dell’aporia, cioè mi limito a sospendere il giudizio. Per il resto, credo che un forum sarebbe forse stato più atto ad una discussione paritaria che un blog, forma ipermediatica nata come diario personale. In ultimo, a difesa del cinema, produttivamente inteso, i clientelisimi consortili ventilati, le fazioni
e l’acredine non possono che dolere ad una situazione che, a Genova, come saprai, non è facile da affrontare a causa di budget inesistenti, appoggi nulli dalle istituzioni, cronica mancanza di professionismo (per molti concittadini il fare cinema è un hobby o un occupazione part-time semi professionale), emigrazione verso città più favorevoli, anche con incentivi, a questo tipo di discorso, la mancanza di flessibilità da parte di giovani registi, pur capaci, che affrontano il materiale solo come atto artistico ma mai si piegherebbero ad una regia paratelevisiva, etc. Ma sono argomenti discussi mille volte, per cui è sterile insisterci. Insomma, più o meno ci conosciamo tutti e dovremmo sostenerci e collaborare, invece che picconare sulle croci rosse. Questi i miei due cents.
Ciao!
Luglio 12, 2008 a 4:17 pm
Io non sono (e non voglio, nè devo essere) l’avvocato difensore di nessuno. Massimo non lo conosco nemmeno ancora di persona, fate voi. E aggiungo che nello specifico, non conosco alla perfezione il caso di cui si sta discutendo.
Ma volendo evitare che mi si dica che parlo di ciò che non conosco, preciso che il mio intervento non era più di tanto inerente ai fatti che avete riportato, quanto ad un atteggiamento diffuso, che anche qui ho riscontrato.
Mi sembra che si reagisca alle critiche negative sempr con lo stesso risentimento inopportuno. E’ inutile bearsi degli applausi ed indignarsi delle critiche. A parer mio, in realtà, l’atteggiamento del vero artista dovrebbe essere un silenzio prolungato. Chi fa un film ha già detto, ha già scritto, ha già comunicato.
Il resto tocca a chi legge. E chi legge non necessariamente, ribadisco, deve farlo in virtù di qualche titolo.
Luglio 12, 2008 a 7:20 pm
Sicuro di avermi letto?
Ho forse parlato di titoli?
Mi sono beato degli applausi?
Non ho prodotto nessun film.
Non mi considero un artista, sono un tecnico!
Non ho voluto comunicare niente.
Il silenzio l’ho prolungato fin troppo.
Buone vacanze.
Luglio 12, 2008 a 7:54 pm
Sicuro che stesi parlando con te?
Ti tranquillizzo: stavo rispondendo in generale, ad una serie di interventi, non sol al tuo. Anche perché quello sopra è il primo tuo commento che leggo, nonostante tu dica che hai polemizzato, qui, circa il fatto che Massimo avrebbe omesso di rivelarti certe sue considerazioni che, invece, ha poi scritto pubblicamente.
Insomma…non vedo proprio dove stia il problema: nel dire quello che si pensa? Bisogna sempre scrvere che ogni film è un capolavoro?
Ogni film è un capolavoro.
Dal prossimo anno non si farà più nessun concorso: saranno tutti vincitori.
Luglio 13, 2008 a 1:24 am
Da “Filmkulturkritik technè” di maggio una recensione di Fernando Bortolozzi.
“Giulio che sfidò le Brigate Rosè”
regia di Nazareno Strambelli, con attori non professionisti, 16mm, b/n, dur.160′, produzione cinedaunia 70, visto censura 114/bis del 90-60-90.
“Pellegrino Artusi avrebbe definito questa fantasiosa opera prima enogastronomica “un film tutto da gustare”. Sin dalla prima scena, in cui il silenzio su fondo nero viene improvvisamente interrotto da un vagito di un bambino nano urlante, provocando un emozione che non si provava dai tempi di Jodo, fino all’escalation catartica in cui lo sherpa brasiliano, inseguito dalle temibili Brigate, trova rifugio in un igloo nei pressi di Cernusco Lombardone, il sottile filo (rosso) che lega eventi atopici, mostrati nella loro atipicità, si dipana in un magmatico marasma di flussi e riflussi in cui sema, semema e semantema, per un magico istante coincidono opposti, come nell’alchìmia di Jung. Si può discutere sul dubbio gusto, quasi exploitation, di indugiare a lungo con la m.d.p. sui corpi nudi degli attori beffardamente spalmati di salsa rosa e gamberetti o sulla gratuità post-post modernista e neoista del pole sulla chierica del ministro, nondimeno scene madri come quella della parrucca inchiodata alla croce, vera deus ex machina della vicenda, ricorda un po’il primo Bunuel, ma anche no. Certo concordiamo con il famoso glottologo ungherese Goffred Von Buglion quando, nel suo illuminante “Il cinema come anafora”, ricorda che “mise en scene e mise en abysme appartengono al campo della rappresentazione visiva” e non possiamo esimerci dal citare Monsieur De Lapalisse che scriveva: “Il cinema va visto con occhi bene aperti perché solo gli stolti lo guarderebber con occhi semichiusi”, peccato però per il breve raccordo in cui un sosia di Jesus Franco viene scambiato da un fan per Lucio Fulci, equivoco degno della peggior Nando Cicero come dei canovacci del vaudeville. Degna di nota, invece, la sequenza in cui un uomo con tre nasi, inalando una quantità eccessiva di aria, si gonfia come una mongolfiera, evidente citazione di Andrey Rublyov con echi di Rabelais e Jarry. Non dimentichiamo la buona prova di Giulio, attore non professionista già visto all’angolo del metrò in Via Zara, che si aggira con candore, ingenuità e maldestria per il set, quasi un novello Peter Sellers, alle prese con un intrigo in cui IOR, Protocolli dei Savi di Sion, OTO, brandelli di Juan Rodolfo Wilcock e musiche di Bruno Maderna, per la verità un po’insipide, pur affabulati non inficiano un lavoro di cui lo stesso maestro Pasolini avrebbe detto: ” Ahò, anvedi questo!” mentre Apollonio di Tiana ed Arpocrate avrebbero osservato un rigoroso silenzio”. (cit.)
FB
Luglio 13, 2008 a 2:07 am
Ma, secondo voi, i ragazzi che leggono Ciak, vanno alla Fnac e fanno la Sdac non avranno troppe consonanti assonanti?
Luglio 22, 2008 a 4:42 pm
VDAP KOMMANDOH (curioso nickname, posso domandare da dove deriva?):
so benissimo che quando si viene pagati per fare una cosa ci sono poche possibilità di scelte artistiche per un “tecnico”.
Purtroppo è la cosa più difficile, riuscire ad essere pagati per portare avanti i lavori in cui veramente si crede.
È anche vero che una volta accettata la “marchetta” si deve fare buon viso a cattivo gioco e cercare di trarne il miglior lavoro possibile. Ai fini del corto (immagino che tu ti riferisca a “Quasi un fado”) è ininfluente quale tipo di musica avresti utilizzato se avessi avuto possibilità di scelta, quello che conta è il risultato che hai ottenuto con le possibilità che ti sono state date quando hai accettato il lavoro.
Poi non ho mai preteso che il mio giudizio valga più di quello di altri, non ricordo di averlo mai detto, se sbaglio, correggimi. A me le musiche non hanno detto nulla, non mi è rimasto in testa niente e credo che per un musical questo sia un grave limite. Poi non ho mai detto che il musicista è un incapace o altro. Ho solo detto la mia. Se poi altre persone le hanno apprezzate, buon per loro e per te.
Non è certo perché a qualcuno piacciono Gigione o Jo Donatello (chi sono?), che devono piacere anche a me. No?
ANONIMO FIORENTINO:
Non ho voglia di raccontare la mia vita o la mia professione a chi non ha nemmeno la decenza di presentarsi.
Sappi che Massimo Federico, in questo caso, è la persona che si è presa il disturbo di vedersi quanti più lavori possibile al festival, tutti i film di “obiettivo liguria”, e che si è arrogata il diritto di esprimere la propria opinione su un blog.
Ti racconterò invece come è nato, il blog. L’anno scorso assieme a pochi altri ho vissuto il festival per intero, assistendo a moltissime proiezioni, commentando e discutendo, con passione, divertimento e (perchè no) cattiveria i lavori visti in concorso. Il maggior rammarico (comune a tutto il gruppo che si era così formato) a fine festival è stata la scarsa partecipazione degli autori liguri ad una manifestazione che meriterebbe ben più rispetto ed attenzione da parte loro.
La tendenza comune era quella di arrivare per il proprio corto con quanti più amici possibile, attendere l’ultimo minuto per evitare di entrare in anticipo e rischiare di vedere i lavori degli altri, e una volta finito il proprio film andarsene insalutati ospiti. Trovo che sia un comportamento provinciale ed immaturo. Uno sgarbo che il Genova Film Festival non merita.
Quest’anno, ad una settimana dalla conferenza stampa ho pensato di aprire un blog sul festival e su “obiettivo liguria” in particolare, ho parlato con Antonella e le ho detto le mie intenzioni. Lei, pur conoscendo il mio modo ben poco diplomatico di valutare un film, ha accettato di buon grado (senza impormi nulla, tant’è che leggeva i miei post molto tempo dopo che erano stati pubblicati) perché aveva il mio stesso obiettivo, portare i registi liguri allo scoperto, parlare dei propri film e difenderli con le unghie e con i denti, se necessario, da qualcuno che, bianco su nero, diceva senza censure quello che pensa.
Così questo blog ha avuto il permesso di usare i loghi del festival ed è stato linkato al sito ufficiale.
Ma alla fine di ogni post, contrariamente a quanto accade solitamente in un blog, compariva sempre la mia firma, perché quello che scrivo è la mia opinione e solo la mia. Non quella del festival o dell’organizzazione (che se ha selezionato certi lavori evidentemente li ha apprezzati). Fin da subito è stata data la possibilità a tutti di partecipare come autore al blog, perché nel giudicare un film siamo tutti uguali. Richmond ha chiesto di partecipare ed è stato accolto senza che dovesse mostrare la carta d’identità.
Così per rispondere alla tua domanda “chi sono le persone che Giudicano?”: le persone che giudicano (rigorosamente con il minuscolo), sono gli spettatori senza distinzione alcuna, te compreso/a. Io ho deciso di mettere le mie valutazioni per iscritto, e di lasciare che gli altri intervenissero. Non vedo quale difetto ci sia in tutto ciò. Nessuno qui guarda dall’alto gli artisti. Ma chi ha sufficiente ego da presentare il proprio lavoro ad un festival deve anche subirne gli effetti, che possono essere complimenti e lodi, ma anche critiche e attacchi.
Per cui, se hai qualcosa da dire sul tuo lavoro (se hai un corto in concorso), o su quello di altri, dilla; se hai da dire qualcosa a me, scrivi alla mail del blog.
THE SON OF ROSEMARY’S BABY:
ma sei VDAP KOMMANDOH sotto altro nickname? Già è frustrante dover parlare a dei nomignoli e non a delle persone, se poi cambi anche nickname, qui diventa la sagra del bordello. Tanto più che se sei vdap kommandoh, e cioè la persona che io credo che tu sia, ci conosciamo personalmente, pertanto potresti anche evitare l’anonimato. no?
vabbeh, scusate lo sfogo.
comunque, sono d’accordo con i tuoi due cents quando dici: a genova è difficile fare i film, la scena cinematografica è semi-professionale, alcuni registi ancora acerbi, e il sostegno da parte delle istituzioni quasi nullo.
Questo blog nasce infatti come luogo di confronto per gli addetti ai lavori liguri. tutti possono partecipare e dire la loro opinione. Io ho detto la mia, ho detto quali lavori mi sono piaciuti e quali no. Sono stato severo tanto con i lavori regionali, quanto con quelli nazionali. Ho dato la possibilità a chi veniva attaccato di difendere il proprio lavoro ed agli spettatori di esprimere la propria opinione. Io credo che il confronto sia un’occasione di crescita. Qualcuno ha colto l’occasione qualcuno ha solo guardato il dito che indica la luna.
Dissento completamente quando dici che bisogna sostenersi a vicenda, se per te sostenersi significa darsi le pacche sulle spalle e dire a tutti: hey bel lavoro…
Se un regista fa un buon lavoro lo incoraggio, se fa un lavoro mediocre o brutto, lo dico apertamente. Non credo che l’ipocrisia sia un incoraggiamento.
Davanti al Sivori, quando ci siamo incontrati (sempre che tu sia chi penso io), non ti ho parlato personalmente in privato perché non avevo il tempo di addentrarmi in una discussione troppo lunga, in quel momento. Capita, se ti fossi fatto vedere più spesso forse avremmo avuto l’occasione.. Ho avuto modo di parlare ad esempio con Marco Paba e a lui ho detto le cose che ho scritto anche qui. Per cui, non fartene un cruccio, anche se ti avessi parlato di quello che non mi piaceva del tuo lavoro in privato, le stesse cose le avrei scritto pubblicamente qui. Perché questo non è un blog per lisciare il pelo ad amici e conoscenti, è un blog per parlare del cinema, in particolare del cinema genovese con i suoi pregi e i suoi difetti. Senza filtri.
Comunque, a scanso di equivoci, ti invito a rileggere le ultime righe di questo blog, dove esprimo il mio compiacimento per l’alta qualità dei lavori di “obiettivo liguria”.
Scusate il commento infinito….
Luglio 25, 2008 a 12:33 am
Eh, mi hai sgamato (anche se era ovvio…)
E grazie al cielo abbiamo trovato almeno una cantante dalla vocalità “matura”, sofferta ed interessante: dovresti sentire la prima versione, eseguita da ragazzi di una scuola di canto che, per quanto entusiasti e piacevoli nella loro acerbità, contribuivano ancor più a quel clima da kermesse festivalbariana-sanremese che, in definitiva, non interessa poi a nessuno (e tu ne sei conferma, e rimangano in engrave le tue parole ai posteri, almeno la prossima volta avrò un argomento oggettivo da opporre a richieste di veicolare messaggi adusati, usare cifre stilistiche serializzate, riprodurre cloni di mode e modi altrui che magari pure mi fanno senso, etc.). Grazie per l’apprezzamento sui due cents, rimango in dubbio sul resto ma, forse, è da imputarsi solamente a differenze caratteriali (io sono più da pacca sulla spalla, da litigio concluso con un sonoro “volemose bene” davanti ad un’amatriciana o discutendo sui massimi sistemi sorseggiando un Mai Tai). Concludo invitandoti a vedere “Il cavaliere oscuro”: io, di solito, aborro Batman ma quel film è bellissimo. Quel film che non avremmo mai potuto realizzare in Italia. Naturalmente, perché mancano i capitali. Ma anche perché manca il lavoro di squadra. Comunque, questi discorsi ci porterebbero troppo lontano per cui finisco qui.
Si, sono sempre io. E ho usato pure altri tre nickname per i commenti totalmente surreali. Il “morphing” è una tecnica obsoleta della “guerriglia comunicativa” nata sul web, insieme al copia/incolla (derivato dal “cut up”), al nome collettivo, al “flame” e ad altre forme di mascheramento usate (a sproposito) da troll, netkook e altra gente poco raccomandabile e, come azione artistica, ad esempio dal (dai) Luther Blissett/Wu Ming.
VDAP è Vico dell’amor perfetto, KOMMANDOH deriva dal “Mekanik Destruktiv Kommandoh”, titolo di un disco del più famoso gruppo di rock progressivo francese degli anni 70, i Magma di Christian Vander, i quali cantavano in un’immaginaria lingua artificiale (quindi dotata di lessico, grammatica e sintassi valide) chiamata kobaiano. Stendo invce un velo sui due signori da me nominati come pietra di paragone (come fanno a vendere, per me è un mistero!) ma ti lascio un link, se proprio tu fossi curioso: http://www.gigione.org/
Per il resto, a parte una velata tristezza, ormai spazzata via dal tempo, per aver visto “picconare” (che brutto termine, mi ricorda Cossiga…) tanti nomi noti e ignoti che, però, hanno già chiarito per conto loro, considero il titolo di cui in oggetto un prodotto cattocomunista per ragazzi, realizzato da un team d’ispirazione religiosa, per cui non ho gli strumenti per analizzarlo o interpretarlo, posso solo dire che, considerati gli evidenti limiti, a me sembra che immagini e musica si compenetrino in maniera più che adeguata, non prevalendo un aspetto sull’altro. Te lo scrivo per pura curiosità ma sai in quanti pomeriggi abbiamo composto ed eseguito le musiche? Due. Basandoci su melodie fischiettate al cellulare dal Giorgio…
Ciao, stammi bene e se non sarò impegnatissimo (come, purtroppo, nel periodo gefilmfestivaliero), vedrò di esser più presente ad eventuali simposi a base di sidro ed idromele alle Erbe.
Alla prossima e,,,Kobaïa is de Hündïn!
Luglio 25, 2008 a 12:49 am
Rileggendo, quanti errori di battitura (es. dal=da)! Si pregano i miei venticinque lettori di passare oltre…
Luglio 27, 2008 a 10:26 am
Caro Massimo Federico, io sono davvero anonima, perché non ti conosco né tu mi conosci, quindi sorvoliamo sull’avere o meno la decenza di presentarsi. Non sono né una regista, né un’addetta ai lavori, per cui rilassati, non c’è nulla di personale nel mio commento. Ritengo che, però, se gli autori debbono subire le tue critiche, tu debba subìre (diciamo così, io però direi più “accettare”) anche le critiche di chi, come me, entrando qui ha avuto l’impressione che niente ti sia andato bene. Tu mi dici che vuoi difendere con le unghie e con i denti gli autori. A me sembra che ti sia più compiaciuto a smontarli… possibile che non ci siano anche pregi in ciò che hanno presentato? Se davvero sono così “scarsi”, allora forse è per quello che non è venuto nessuno… stando sempre a quello che mi scrivi. Ma io non credo sia così. Secondo me il genio creativo in molti di loro ha dato buoni frutti. Comunque, come si suol dire, nessun rancore.
Erika
Luglio 27, 2008 a 10:28 am
Eh lo so, sono quella dei P.S. … ma mi accorgo dei refusi sempre dopo avere premuto INVIO! La faccina non è mia, c’era una parentesi.
Settembre 4, 2008 a 12:50 pm
Cara erika, scusa il ritardo nel risponderti. Sai l’estate, il sole, etc. etc.
Io non contesto chi critica il mio modo di valutare un film. Sergio Schenone ad esempio lo ha fatto con maturità e il dialogo è stato (almeno per me) piacevole. Evidentemente in moolti si aspettavano che affrontassi più approfonditamente ogni film, sia che lo lodassi sia che lo criticassi. Ne prendo atto e cercherò di accontentare questo desiderio la prossima volta (eh si, ci sarà una prossima volta). Da parte mia non volevo appesantire troppo i post già così troppo lunghi, ma evidentemente mi sbagliavo.
Riguardo all’anonimato non intendevo domandarti se ci conosciamo, ma avrei gradito molto, se chi è intervenuto, soprattutto se per attaccarmi, avesse avuto il coraggio di mettere nome e cognome. Adesso un nome almeno c’è. magari per la prossima edizione avremo anche un cognome.
Per il resto, ho attaccato certi lavori e lodato altri. In base al mio gusto personale è evidente, cercando nei limiti di essere quanto più possibile obiettivo. Se rileggi i post sono sicuro che troverai delle valutazioni positive. Oltretutto ho detto e ripetuto che la selezione ligure in particolare era decisamente superiore allo scorso anno. Non ritorno adesso su discorsi che ho ampiamente affrontato. Se hai voglia rileggi. Grazie.
Gennaio 8, 2009 a 10:45 pm
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