obiettivo liguria atto terzo
Come lo scorso anno, evidentemente Cristiano ed Antonella, hanno concentrato i lavori più interessanti di Obiettivo Liguria all’ultima giornata, piazzando sapientemente qua e la nelle altre giornate outsider di valore e corti di buon livello, per cercare di mascherare i lavori più poveri. Politica della scaletta.
Fatto è che l’ultima scoppiettante tranche ci offre, pronti via, quattro documentari “100 volte donna” documentario pur interessante sulle donne anche se alquanto confuso (ma esattamente di cosa parla?), “A Sonagachi, dove il sesso non è amore” sulla prostituzione come mestiere in India, l’accattivante “Imaging Budapest” e “Il colore della memoria” sui desaparecidos. Tutti egualmente validi, anche se quello su Cornigliano rimane la mia prima scelta.
Il primo lavoro di fiction della giornata è “L’oro di Saltaginestre”, sequel de “La bella novità” vincitore lo scorso anno. Di Sergio Schenone, pluripremiato a Obiettivo Liguria. Chi mi conosce sa che non avevo gradito già il lavoro dello scorso anno (non per campanilismo eh!), e credo che questo sequel sia peggiore del primo. La storia procede a siparietti come da programma, senza troppo capo ne coda, l’immaginario è da fiera tradizional-popolare, la regia impostata e la fotografia plasticona. Per contro la produzione è imponente, costumi, trucco e scenografie di lusso e location notevoli.
LA leggenda metropolitana vuole che, visto “LA bella novità”, entusiasta Pescetto (quello del negozio di abbigliamento, si) abbia proposto a Schenone di fare il sequel offrendosi di finanziarlo. Poi si sà che Genove è un paesone e le voci girano, ma mutano. Ho sentito parlare di cifre attorno ai 50.000 euro, che per qualcuno sono 60.000 per altri 40.000 e per alti ancora 25.000. Comunque sia. Tanti soldi. Per un corto.
Ci sarebbe da parlare per ore di questo corto, magari dedicherò un post intero. Schenone, comunque, si conferma autore controverso. O lo ami o lo odi.
“Da cuore a cuore”, è forse il lavoro più debole, Un parallelo tra Mozart e un bimbo al giorno d’oggi, curato, ma freddo e troppo caricato.
“Scirocco” avevamo già avuto modo di apprezzarlo alla Berio alle anteprime, un lavoro delizioso, che ha tutti i numeri per concorrere alla vittoria.
Segue un lavoro senza titolo, che è un divertente gioco che l’autore fa per esorcizzare le sue paura verso un giudizio, l’ecologista simbolico “Heartearth” divertente nella recitazione, e retorico nella messa in scena.
“Un pesce” di Lo Presti, che ha evidentemente studiato le inquadrature dello scorso workshop kodac all’acquario, e riproposte dopo un Frankenstein di montaggio. E poi i delfini non sono pesci…
“Zero” di Emanuele Cova è tra i miei preferiti, girato benissimo e tecnicamente di altissimo livello, peccato che la storia sia nn pervenuta. Da tenere d’occhio. Infine chiude la kermesse “L’inganno. Un corto simbolico dove però tutto è orchestrato così bene che convince subito. Ottima regia, buona fotografia, sceneggiatura, cast.
questo blog soffre un po’ dell’essenza delle recensioni dei lettori/spettatori o degli stessi filmakers. inviatecele! altrimenti questi post sembrano sentenze, quando invece sono un semplice punto di vista che senza un confronto perde significato, coraggio.
Massimo Federico
Luglio 6, 2008 a 4:48 pm
Massimo, ho letto con interesse il tuo commento al mio corto “L’oro di Saltaginestre” e ovviamente non condivido il tuo punto di vista. Ho provato le stesse sensazioni di quando leggo recensioni che con poche battute sarcastiche liquidano film che ho profondamente amato.
Se il corto viene giudicato con parametri tradizionali legati ad un cinema fondamentalmente realistico, sono consapevole che non funzioni ed anzi possa apparire inconprensibile ed indisponente poichè l’opera è essenzialmente sperimentale. Quello che ho tentato di fare è partire da un’impostazione registica quasi accademica e da un impatto visivo classico per raccontare un mondo metafisico, fuori da un tempo ed un luogo definiti. Il fatto di confondere i vari dialetti italiani, unire il grottesco al drammatico, la recitazione non verista alla Brecht e lo spezzare la narrazione in capitoli nettamente separati fra loro, sono tutte scelte che concorrono a creare una dimensione sicuramente non realistica, in parte naif, forse vicina alla fiaba. Queste scelte stilistiche sono strettamente legate ai contenuti che nel tuo commento, caro Massimo, non hai minimamente preso in considerazione.
La divisione in capitoli rimanda ai pannelli decorati che utilizzavano i cantastorie nel sud d’Italia per raccontare le loro storie e vuole introdurre in un paesino solo apparentemente collocato in Sicilia. Unire il dialetto siciliano agli altri dialetti suggerisce che quello che viene raccontato appartiene a tutta l’Italia e che certe modalità mafiose si ritrovano in tutte le regioni.
Lo sfruttamento economico della guerra ed il fatto che in un regime totalitario siano per prime le donne ed i bambini ad essere umiliati, sono temi centrali che portano la storia ad essere una metafora che va oltre i confini italiani.
Don Mimmo rappresenta il peggio dell’uomo: la prepotenza, il disprezzo del prossimo, la presunzione unita all’ignoranza ed alla follia. Ma allo stesso tempo è buffo e patetico, come tutti i tiranni.
Capisco che possa apparire pretenzioso quello che ho scritto e di conseguenza il mio film ma penso che valga la pena, a costo di risultare antipatici, tentare strade differenti e provare ad esprimere un punto di vista davvero personale.
Infine per quanto riguarda la “leggenda metropolitana” di Sean Pescetto e Sebastiano Cagnoli che ci avrebbero finanziato il progetto dopo aver visto “La bella novità”, è tutto vero. Per fortuna esistono persone che sono disposte ad investire soldi su un’ idea ed innamorarsi di un progetto.
Spero che il nostro scambio di opinioni possa continuare perchè parlare di cinema è sempre importante.
Sergio Schenone
Luglio 6, 2008 a 5:05 pm
Purtroppo Schenone non sono riuscito a vedere il tuo film e davvero ci tenevo. Concordo con la tua opinione. C’è troppa gente in giro che apre la bocca a sproposito, o che esprime la propria opinione senza aver prima riflettuto e di conseguenza è incapace ad analizzare. Si può anche non amare qualcosa, qualsiasi cosa, ma prima è doveroso saperla comprendere. “Riflettere” sia in fase di critica che in fase di costruzione di un lavoro…
Luglio 6, 2008 a 9:45 pm
Libero_confine…mi sembra che tu per primo giudichi il gusto degli altri! Guardare un film è un piacere; per gli occhi, per la pancia, per la testa! Schenone scrive e spiega molto bene ciò che ha voluto concretizzare nel suo film; ma se le cose che dice a qualcuno non “arrivano” non puoi mica dire che questi apre la bocca a sproposito o non è capace ad analizzare!
Se fai un film devi essere aperto al confronto, altrimenti rischi l’autoreferenzialità. Invece credo che, ti piaccia o no il suo film (a me non ha entusiasmato) Schenone abbia dato una ottima risposta al post.
Luglio 6, 2008 a 10:14 pm
Ma mica dicevo che Schenone apre la bocca a sproposito. Forse hai letto male. Parla a sproposito la stessa persona alla quale Sergio si riferiva e cioé: Massimo Federico…
Luglio 7, 2008 a 11:32 am
Due parole sul “cinema di Schenone”! Fin dai tempi di mondo pongo, i lavori di questo autore non mi sono mai piaciuti, li trovo in maniera irritante furbetti, ed un pò ruffiani, questo dal punto di vista dei contenuti, dal punto di vista tecnico credo che spesso siano monocorde è didascalici! Credo di non essere l’unico a pensarla così, se nonostante abbia vinto credo tre edizioni del concorso nazionale, sia relegato ancora in obiettivo liguria.
Tengo a precisare che questa è soltanto una mio giudizio personale dettato semplicemente dai miei gusti cinematografici, e per questo del tutto opinabile, anche perchè per la persona ho il massimo rispetto, non fosse almeno per la passione e la voglia che continua a metterci in tutti questi anni, passione e voglia davvero ammirevole, purtroppo però non posso farci niente il mio giudizio sulle sue opere rimane negativo!
Credo che dovrebbe diventare un poco più “cattivo”!
Spero di non offendere nessuno con questo mio commento, atto solamente ad esprimere un giudizio su di un’oper festivaliera!
L’autore potrà a mio avviso consolarsi sapendo di essere riuscito a creare un minidibattito sulla sua opera, e mi creda signor Schenone non è cosa da poco!….le auguro buona fortuna con il suo ultimo lavoro
Luglio 7, 2008 a 1:18 pm
Libero_confine…Non mi riferivo a Schenone, infatti, ma a te!
Tu giudichi il giudizio di un altro mentre Schenone si confronta.
Luglio 7, 2008 a 1:32 pm
Non giudico il giudizio degli altri. Ognuno è libero di pensarla come preferisce. Sottolineavo quello che Schenone stesso aveva scritto: “Ho provato le stesse sensazioni di quando leggo recensioni che con poche battute sarcastiche liquidano film che ho profondamente amato./Queste scelte stilistiche sono strettamente legate ai contenuti che nel tuo commento, caro Massimo, non hai minimamente preso in considerazione”. Ritengo giusto che prima di parlare uno abbia prima ponderato le proprie parole e basi il suo giudizio su una analisi concreta di ciò che ha visto. Prima di dire NO è coerente capire il contenuto di un film/di un corto/di qualsiasi opera d’arte. Solo questo.
Luglio 7, 2008 a 9:16 pm
ho visto l opera di schenone,sinceramente ,mi è piaciuta moltissimo a mio parere vi è in lui talento e coraggio ,già coraggio,non è da poco rischiare di esporsi a facili critiche ,presentando qualcosa di nuovo nel mondo dei corti ,qualcosa che sà di ricerca,qualcosa che sfugge le tematiche trite del cinema corto,spesso fatto di riflessi postadolescenziali.a mio parere schenone ed il suo amico scandali sanno scrivere storie con sfumature e destrezze degne di guadagnarsi una dimensione letteraria….scusatemi ma li trovo fantastici ,è qui parlo anche degli attori ,a mio parere bravissimi!!!!auguro a sergio schenone di trovare i giusti riconoscimenti fuori genova,e lo incoraggio vivamente a continuare!!!!
Luglio 7, 2008 a 10:41 pm
Ciao, massimo federico è interessante e mi fa molto sorridere il fatto che tu dica che il mio doc “100volte donna” sia confuso e non si capisca di cosa parla, pensa che, invece, chi mi ha mosso qualche critica mi ha detto che: “è troppo didascalico”, “troppo spiegato”, con “una struttura troppo rigida e semplice”. E forse è vero, anche perchè, è stato fatto, con l’idea di essere poi proiettato nelle scuole.
Volevo raccontare (ovviamente in modo sintetico) la lotta e la conquista dei diritti (civili e sul lavoro) da parte delle donne, nel corso degli ultimi cent’anni (1908-2008, 100 anni di festa della donna …da qui la struttura cronologica, e da qui anche il titolo..questo almeno ti era arrivato, no?).
Quindi, quando ti chiedi “esattamente di cosa parla”, beh, parla dei diritti ottenuti dalle donne. Insomma massimo federico, una roba un pò da femmine se vogliamo…ma non è che, siccome hai visto ben 7donne7 intervistate, hai detto: “cheppalle sti documentari da femmine” e diciamo, ti sei un pò estraniato, come spesso accade a uomo, quando una donna parla? Baci
Luglio 8, 2008 a 5:29 am
Caro libero_confine, scusa se torno sull’argomento, ma ritengo che, spesso, ci sia poco da ponderare se una cosa non ci è piaciuta! Quando un regista fa un film sa benissimo a che cosa va incontro. Il regista, se vuoi, è arrogante per natura perchè concentra tutte le sue energie e forze creative per dire la sua idea; e questa idea circolerà senza di lui per anni (quando, ovviamente, ha la fortuna di essere distribuito), non mi stupisce quindi che attiri su di se entusiatiche recensioni o brutali liquidazioni. Non trattare Schenone come un bambino delle elementari, non se lo merita.
Luglio 8, 2008 a 5:40 am
dimenticavo…Non mi stupisce che ci sia carenza di commenti su questo blog, soprattutto da parte degli autori. Io ho seguito la manifestazione da spettatore appassionato, ma il pubblico di Obiettivo Liguria mi sembrava un po’ quello delle recite scolastiche di fine anno. Registi fuori dalla sala con gli amici fino all’inizio del loro corto (ma non l’hanno già visto!), gente che faceva i calcoli con precisione sui tempi per non rischiare di entrare mentre si proiettava il corto di un altro…probabilmente se massimo (che non conosco ma che ho cominciato ad apprezzare su questo blog) non avesse “provocato” con le sue personalissime e discutibilissime recensioni (a me il tuo doc è piaciuto, betta) nessuno si sarebbe degnato di dire qualcosa! Credo che gli organizzatori abbiano ancora tanto lavoro da fare con gli autori liguri, ancora troppo provinciali nell’atteggiamento e autoreferenziali. Lo dimostra anche il fatto che solo due autori (guarda caso due fra i più professionali) abbiano risposto e con molto garbo alle critiche di massimo.
Settembre 4, 2008 a 1:10 pm
Cara Betta, lieto di averti fatto sorridere. Hai ragione, avrei dovuto essere più esaustivo e specificare che era evidente l’intento di parlare di un secolo di lotte e conquiste delle donne. Ho trovato però che il lavoro fosse troppo incentrato su alcuni aspetti e assolutamente carente in altri. Ora è passato molto tempo da quando l’ho visto e fatico a ricordare tutto, ma credo di non sbagliare dicendo che una volta terminata la visione ho pensato che il titolo 100 volte donna, riferendosi a 100 anni di lotte fosse esagerato, perché presupponeva la presunzione di parlare di lotte femminili a 360° quando poi in effetti il discorso si snodava attorno alla lotta per l’aborto e per il divorzio (ricordo correttamente?). Altri aspetti potevano essere trattati meglio. Questa è stata la mia impressione. Poi può essere che mi sia distratto o annoiato e non abbia capito nulla, in tal caso mi scuso e vedrò di rimediare con una seconda visione. ma (e permettimi di ridere a mia volta), la tua accusa di maschilismo è davvero fuori luogo. Non tanto per me che non mi offendo certo davanti ad affermazioni così puerili, quanto piuttosto per te che rischi davvero di passare per un’invasata poco incline al confronto tra i sessi (leggi: i maschi sono stupidi e basta). Il tuo estremismo (spero dovuto ad un temporaneo black out cerebrale) non rende giustizia al tuo lavoro.
P.S. avevo spinto a vedere il tuo film presso la segreteria del festival una amica ex militante femminista che sostiene progetti cinematografici attraverso una associazione culturale, poteva essere interessante organizzare una proiezione. Lei purtroppo è anziana e preferirebbe vederlo a casa. Se ti interessa, scrivi all’indirizzo sul blog. Saluti.