Obiettivo Liguria: The day after.
La seconda giornata di “Obiettivo Liguria” e una nuova sfilza di corti regionali, conferma le impressioni che ho avuto ieri. Nel bene e nel male. Apre la kermesse “Un bacio ancora” di Marco Paba già visto alla Berio in Ateprima invernale, massacrato da una proiezione con valori cromatici e sonori evidentemente sballati. Ricordavo pezzi di dialoghi che non si riuscivano a percepire ed una colorazione giallastra che permeava tutto il film. Le cose vanno meglio questa volta e il film si riesce a vedere. Peccato che la sceneggiatura e il ritmo non soddisfino le pretese di una regia ridondante ed ambiziosa. Rimane un lavoro a metà, troppo lungo e troppo poco commovente.
Passa senza entusiasmare “Violetta”, diverte a tratti il peronaggio della piccola protagonista, ma nel complesso il lavoro non brilla. “Yoshiwara Club” di Audissimo è un gustoso horror dalle esplicite influenze nipponiche, ambientato in un tamarrissimo disco club. Nonostante l’evidente carenza di mezzi, il lavoro è ben diretto e ben costruito. La regia precisa e ci si gode un po di sano trash. Bravo Audissimo.
Il corto successivo dovrebbe essere una testa di serie. Vittorio Longomarsino e Veronica Della Rocca, vincitori uscenti (ex aequo con Sergio Schenone), lo scorso anno con il documentario “Videotronic” però scelgono di non rischiare e presentano un corto da un minuto, giocano tutto su una attesa ambigua. Poco più che curioso. Sempre di attesa ci parla anche lo spagnolo Carlos Martinez Hurtado. Il suo “In attesa” è uno sguardo rigoroso sulla vecchiaia. Forse un filo troppo rigoroso. La scelta di un ritmo lentissimo, rischia di penalizzare il lavoro. Per dirla in due parole. Io posso capire e finanche apprezzare l’intenzione registica di coerenza con il tema trattato. Mia madre si annoierebbe a morte e basta. Per pochi.
Si rivedono anche i “temibili” fratelli Di Gerlando dal ponente selvaggio, l’anno scorso ci provocarono probllemi di diabete con il melenso e indigesto “Favola di un cinema”, quest’anno tornano alla carica con una storia ancora più melassosa (se possibile), “Anch’io”, e azzeccano a metà lo svolgimento del tema (le parti con i bambini sono ben girate e gradevoli, le parti con le donne adulte appaiono più imprecise soprattutto nella recitazione). Musica stucchevolissima ma adatta al tema. Personalmente il miglioramento più imponente visto quest’anno. In crescita.
“Genova città portuale” è un documentario classicissimo, che trova però il suo punto forte nelle riprese, complici location suggestive benissimo fotografate. Complimenti all’operatore. Davvero.
chi si nasconde dietro lo pseudonimo Macks Tredici? Un collettivo di creativi? Rimarremo col dubbio, anche perchè “Beefeater” è un soporifero corto, con interventi di post-produzione a basso costo in un ambiente surreale in bianco e nero Ikea. Forse se la storia fosse stata più interessante, non avremmo fatto così caso alla povertà degli effetti.
“Silenzio di sirena” chiude la rassegna odierna e passa senza lasciare troppa traccia di se. il fatto stesso che non me lo ricordo già più penso che dica molto. Curiosa la presenza della stessa attrice protagonista di “Un bacio ancora”: Marianna de Rossi, amichevolmente nota come il prezzemolo della cinematografia indipendente nazionale. Se c’è un corto è probabile che ci sia Marianna. Controllate il suo blog e il suo curriculum, non scherzo.
La mia giornata però non è terminata, mi aspettano due tranches di corti del nazionale e tante chiacchere al bar. Il giorno del giudizio finale si avvicina. Cominciate a contare le ore.
luglio 5, 2008 a 1:38 pm
Non bisogna dimenticare che anche il cinema è linguaggio. Di esso si nutre liberamente. Ogni film lo deve saper esprimere, e per farlo davvero deve imprimersi dell’idea che intende narrare. Non è un gioco. O se si vuol giocare, che almeno non si scherzi. E’ ovvio che non tutti gli occhi sanno leggere e intendere alla stessa maniera. Ciò che a uno sfugge, qualchedun altro lo può intendere davvero. Prima di giudicare, bisogna saper riconoscore ciò che si vede. Ma forse qualcosa sfugge a chi gioca ancora con le “bambole”, o chi in_sogno le trasfigura. Ogni giudizio lascia sempre il tempo che trova: l’importante è non credersi onnipotenti.
luglio 5, 2008 a 3:48 pm
Purtroppo non sono riuscito a vederli tutti. Mi sn dovuto fermare a “In attesa”.
Per quel che ho visto, anzi tutto esprimo i miei personalissimi complimenti a tutti i partecipanti, da semplice spettatore ovviamente. Ma credo che da questo genere di manifestazioni venga messo in evidenza l’amore che anche i genovesi nutrono per la Settima arte.
A parte questo, quindi, che accomuna un po’ tutti i lavori presentati soto il segno della passione cnefila, quindi li rende equamente degni di nota e di lode….
Devo dire che esteticamente “un bacio ancora”, secondo me, sta una spanna sopra tutti.
Inquadrature quasi perfette, anche se sceneggiatura e dialoghi rendevano il percorso un po’ arduo ed appesantivano la recitazione rendendola un po’ enfatica (a tratti, senza voler bestemmiare, mi ha fatto venire in mente gli scambi di battute fra Rossi Stuart e la Sastre in “Al di là delle nuvole di Antonioni….Ma credo che chiunque possa convenire che simili azzardi ad Antonioni si perdonano).
Stilisticamente e nel complesso, però, quello che ho preferito a tutti è lo psichedelico e tarantiniano (o rodrigueziano) “Yoshiwara club”: ottimo esempio di come si possa fare Cinema senza usare una parola (e su questo specifico argomento ci sarebbe da ricollegarsi anche al Cinema albanese e all’ottimo “Eden abbandonato” di E. Milkani).
Effetti ben confezionati e mai a vuoto, un simbolismo strabordante ma mai eccessivo, una bivalenza musca/immagine interessante ed un ritmo di montaggio abbastanza incalzante.
Dal punto di vista tematico molto interessante anche il vagamente bergmaniano “In attesa” di C. M. Hurtado, anche se l’eccessiva fissità della macchna da presa della prima parte lo rende poco originale e lo fa scivolare nel già visto. Grandi silenzi, set ristretti ma dai colori indefiniti che ne amplificano la potenziale immensità.
Notevole l’inquadratura dell’occhio del protagonista in cui si riflette la figura della bambina, dell’infanzia.
Se il video di V. Lagomarsino e e V. della Rocca poteva tranquillamente essere raccontato anche solo a parole o risultare un buono scketch da varietà televisivo, divertendo comunque per il suo soggeto originale, il “Violetta” di M. G. Catalano non emerge da un punto di vista estetico, così come non ci riesce, in generale, nel campo recitativo o tematico, degenerando in una sorta di zuccherosa galleria di nostalgie. Ma è evidente l’impegno, lo sguardo critico verso la società ipertecnologica di oggi ed i rischi che corrono le generazioni future: spicca, inoltre, la spontaneità dell’interprete bambina, di cui non conosco il nome.
Non ho avuto modo di vedere gli altri, causa esami incombenti.
Ma nel complesso sono rimasto siddisfattissimo, perché sotto la coltre di silenzio che questa città sembra cospargere su tutto ciò che ruota ntorno alla Settima arte, questo genova film festival (la prima edizione che vivo di persona….Ma sono convinto che sia così da undici anni) sa valorizzare quei cuori cinefili che pulsano nel capoluogo e in tutta la regione.
luglio 6, 2008 a 10:34 am
libero_confine, questo è uno spazio aperto, dove chiunque può dire la sua, siccome parliamo di film il giudizio è inevitabile. anche il tuo è benvenuto. massimo sta semplicemente offrendo il suo mettendoci la faccia, francamente, la tua risposta tipo “allora il tuo film.. gnè gnè” mi pare molto più infantile, tenendo conto che per confrontarti usi uno pseudonimo. chi sta giocando? comunque… sono benvenute anche le critiche sui film delle passate edizioni del festival. inviacele e le pubblicheremo.
richmond, vuoi mica diventare uno degli autori del blog? dai! dai!
posso pubblicare le tue recensioni in un post? posso?
luglio 6, 2008 a 12:54 pm
La mia considerazione non era rivolta a nessun film particolare, ma solo ad un modo di giudicare che trovo abbastanza presuntuoso, da intellettuale noioso, esaltato e convinto che la propria opinione sia inequivocabile e definitiva. Ci son troppi registi che giocano con le “bambole”, che credono di poter giustificare la visione con una messa in scena da videoclip e leziosa. L’immagine deve saper reggere il tema che s’intende narrare, ma quando il tema risulta un mero “gioco”, allora non è sopportabile. Credo che ogni film o cortometraggio debba lasciar lo spettatore con la sensazione di non aver perso il proprio tempo. La chiusura di un “lavoro” si spera lasci la sensazione emotiva di un dubbio, di una curiosità, di un giudizio.
Mi riferisco anche a “L’inganno” – il vincitore di Obiettivo Liguria del GFF 11. Un gioco curioso di scatole cinesi che s’incastrano l’una nell’altra con troppa sapiente nullaggine noiosa e intellettualistica, calibrata cmq da una discreta e furba messa in scena. La chiusura del film lascia a bocca asciutta, quasi fossimo usciti da il più arido deserto mai attravversato. Non c’è liberazione dell’aver veduto, non c’è nessuna emozione. Un vero Inganno per lo spettatore che si è concesso alla visione con occhi curiosi e fiduciosi. Che cosa si è voluto dire oltre che il dire della messa in scena?
Inganno pure aver menzionato per la direzione della fotografia “Sterno d’uccello”. Aldilà di qualsiasi considerazione su questo lavoro, credo che non sia ammissibile premiare un lavoro dove un unico set è stato illuminato. Ci sono stati molti altri lavori che hanno avuto la difficoltà di dover illuminare nello sviluppo del corto, differenti set. Ci vuole una giusta bilancia che sappia mettere in equilibrio il vero lavoro e impegno della direzione della fotografia.
Aver premiato “Nato in affitto & signora” è stata un’altra ingiustizia. Molto preferibile sotto il profilo della ricerca e del messaggio il documentario “Nera – Not the Promised Land”. Per tutto l’affetto che da spettatore mi possono aver suscitato Giampaolo e Vesna, non trovo che la loro esperienza di vita meriti un premio ed una rilevanza documentaristica. Ci vuole qualcosa di più in un documentario. Qualcosa o di importante, o che sappia commuovere, o che abbia dellp straordinario. L’esperienza di vita dei due sarebbe dovuto rimanere un fatto privato. Un amore sottile e intenso tra loro e il regista Pintus. La messa in scena, scarsa sotto il profilo della comprensione audio, non supera la vaga curiosità alla quale siamo abituati in televisione. Eguaglia al massimo qualche istante di FATTI VOSTRI. E così sarebbe dovuto rimanere: un fatto loro. Il documentario rompe sempre “un privato”, vampirizza comunque, anche se la libertà di espressione è lasciata a “gli interpreti” del documento. Forse i lavori migliori non sono stati premiati, ma per fortuna “Guinea Pig” ha passato il giudizio positivo della giuria. Uno dei pochi lavori che hanno il peso della consapevolezza che il cinema impone. Si esce da quella visione con l’occhio pulito, rischiarato dalla limpidità del messaggio della sceneggiatura. Aldilà di ogni premio, che lascia il tempo che trova – dettato spesso da favori e conoscenze -, lo spettatore attivo sa cosa realmente ha meritato e con quel ricordo si allontana in attesa di una nuova edizione: un pò meno Grande Fratello Film. W il GFF. W il GFF 12.
luglio 6, 2008 a 2:00 pm
Non mi dispacerebbe affatto partecipare in modo attivo al blog.
Noto con piacere che avete anche inserito il link a quello che già gestisco personalmente, affiancandolo niente popò di meno che alla pagina sul web di Claudio G. Fava. Un accostamento sicuramente dettato da ragioni di spazio, ma che mi lusinga ed anzi, addirittura mi imbarazza.
Ehehehe, a parte le battute. Pubblica pure e se puoi contattami va e-mail che volevo chiedervi due delucidazioni sul film festival e su altre questioni.
luglio 6, 2008 a 2:11 pm
Mi permetto di dissentire con libero_confine: è vero che, nella maggior parte dei casi, l’immagine raffigura concetti e idee.
Ma spesso accade anche che siano i concetti e le idee, che risiedono nel profondo delle immagini, a nascere dalle stesse e non viceversa.
Ragion per cui, ogi, nessuno si sente di denigrare il Cinema dei Coen, per esempio, costruito per lo più sulle “evidenze pellicolari”, ma dalle quali, citando ancora una volta Antonioni, ci si può avicinare con umiltà e postrazione a quella verità che da sempre l’uomo brama attraverso l’arte.
Non sempre un’estetica fine a se stessa è anche odiosamente manierista.
L’autocompiacimento può ravvisarsi nella volontà del regista – che prima o poi, emerge sempre, durante un film (fosse anche della durata di due minuti) – di mostrare o di inventare un’estetica che, bene o male, non offra spunti di contemplazione, ma domini la visione nella maniera assoluta, precludendo ogni possibilità di interpretazione. Perché anche dalla semplocità, dalla linearità, dalla coerenza realista si ricavano interpretazioni. De Sica, Rossellini e, per ultimo, Garrone insegnano.
Anche dalla sola e mera estetica si ricavano concetti e temi, senza che fossero stati qiesti ultimi a far scoccare la scintilla per far nascere un’estetica.
Esempi? Il Cinema dei Coen, per esempio. Ma anche il bustrattato “300″ di Snyder.
Tutti discorsi che, all’occorenza, possono riguardare anche i cortometaggi o i documentari. Perché no?
luglio 6, 2008 a 2:42 pm
Tu parli d’immagini forti che scatenino concetti. Hai ragione. Ma ci vuole una esatta concordanza tra le immagini per svelare un concetto o lasciare l’emozione di un raccordo, di una dissolvenza. Quanti momenti di cinema esistono che aprono spiragli di senso. Pensiamo solo al sacchetto volante in American Beauty, o alla scena sulla giostra di Luna di Fiele quando due mani si cercano e si sfiorano. Immagini forti che possono bastare a se stesse, ma mai sterili. Quante scene non concluse esistono nei film di Antonioni. Pensiamo solo ad Umberto D e a molte sequenze di Godard… Il cinema è sempre “quadro”, gode di coordinate spaziali che non tutti sanno riempire. Cito per ultimo “La sottile linea rossa” e i mille paesaggi de “La rabbia giovane”…
luglio 6, 2008 a 3:10 pm
Non ho ben afferrato il concetto di “quadro”, m se è un modo come un altro per descrivere il Cinema come un progetto preventivamene visualizzato nella mente del regista, credo che tale valutazione non vada assunta in maniera assoluta. Se, al contempo, è una maniera personale per rendere l’idea di spazio vuoto da riempire, già pronto all’uso, così come lo è la tela del pittore, credo invece che siamo distanti: secondo me non esistono coordinate spaziali nel Cinema. PIù di ogni altar frma espresiva, la settima arte, secondo me, risente dell’arbitrarietà dell’artista (il regista), sicuramente, ma allo stesso tempo coinvolge a trecentosessanta gradi lo spetatore, facendo sì che siano proprio gli occhi di quest’ultimo a tracciare quelle linee spaziali da riempire. In un quadro non esiste il fuoricampo. Nel Cinema sì. Il Cinema non conosce spazi nè limiti, secondo me.
luglio 6, 2008 a 3:55 pm
Ogni inquadratura sancisce un fuoricampo. E ogni inquadratura gode della libertà data dalle sue coordinate. Quello che conta è come e cosa saper mettere nel quadro, inteso come cornice. Cornice che si sfalda ad ogni stacco. Giustamente il cinema gode di una libertà che nessun’altra arte conosce. Trovare un punto di vista, piazzare la camera, selezionare il suo contenuto, traccare linee al suo interno, dosare la luce: questa è la grandezza della ripresa. Pensa solo a “Film di Samuel Beckett” con Buster Keaton; a quanto il fuori e il dentro si contendano…
luglio 6, 2008 a 7:50 pm
libero_confine, leggendo insogno… pensavo ti riferissi a quello…
hai ragione quando dici che i premi hanno un’importanza relativa ma è anche vero che se c’è un festival la competizione ne è il cuore, comunque, da giurata, ti posso assicurare che “i favori e le conoscenze” non c’entrano un bel niente e anzi, credo che la tua considerazione si allontani e distorca di molto lo spirito di questo festival. insomma, ti sbagli di brutto. non è così.
luglio 6, 2008 a 8:37 pm
Speriamo che davvero sia così allora. Anche se i miei dubbi rimangono. Di sicuro quelli sulla capacità di giudizio, di analisi e di critica che ho notato sabato sera alla premiazione.
luglio 7, 2008 a 8:03 am
libero_confine, quale è il tuo film?
luglio 7, 2008 a 9:04 am
Nessuno. Parlo solo da spettatore onnivoro e attivo.
luglio 7, 2008 a 11:17 am
Tanto per iniziare credo che questo ragionare di amicizie e favori sia molto Genovese!…Ma sopratutto irrispettoso nei confronti di persone come Cristiano e Antonella, che da anni portano avanti un festival sempre più importante nel settore, senza non poche difficoltà! In questi anni ho visto festival organizzati da genitori che premiavano i figli, o da partiti che premiavano iscritti alle loro liste! Questo credetemi, non è qualunquismo, ma realtà oggettiva vissuta in prima persona!…Ma cosa pensate, che Antonella e Cristiano siano due mammalucchi che si fanno prendere in giro, oppure due ragazzini che organizzano tutto sto festival per premiare gli “amichetti”! Questi son due ragazzi che lavorano duramente durante tutto l’anno per organizzare al meglio l’unica vera ed importante a livello nazionale kermesse di cinema in liguria! Quindi per cortesia…RISPETTO!
Certo io in questi anni spesso non sono stato daccordo con i giudizi dei giurati, per esempio a mio avviso il “pluripremiato” Schenone, non meritava nessun premio nell’arco di questi anni, ma questo come TUTTI è un giudizio personale e per questo assolutamente OPINABILE! Propio in questo risiede il bello del dibatttito e del confronto, che ognuno ha le sue tesi e le sue idee!
Cosa ben differente è pensare invece che, persone come la signorina Remi, oppure il signor Bruschi possano essere “influenzabili” oppure particolarmente magnanimi nei confronti di presunti “amichetti”!
Le due persone che ho citato, sono due GRANDISSIMI professionisti, da anni impegnati nel settore dello spettacolo in più “strati”, e spesso con risultati eccelsi, che ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere(senza essere mai premiato tra l’altro), e sulla loro integrità è obiettività nei giudizi metto la mano sul fuoco e ripeto….RISPETTO!
Grazie per la vostra attenzione, e grazie per le emozioni che il GFF mi ha regalato in tutti questi anni!
luglio 7, 2008 a 12:42 pm
stefano, grazie del supporto, è davvero triste per chi, come me, vive sulla pelle la corruzione che c’è nell’ambiente del cinema e cerca di cambiare le cose e di lavorare seriamente sentirsi addosso certe considerazioni, permettetemi, infondate e superficiali.
libero_confine, con tutto il rispetto, visto che la tua capacità di giudizio è superiore e scevra da qualsiasi presunzione o arroganza, perchè non metti il tuo sapere al sevizio del pubblico invece che stare a giudicare i modi e i comportamenti degli altri sparando sentenze senza fondamento.
luglio 8, 2008 a 6:21 am
Uau…mi ero perso questa discussione!
Finalmente libero_confine esce dal guscio e tira fuori i denti e le unghie critiche. Ti preferisco in questa veste piuttosto che paladino di Schenone.
Io non sono quasi mai d’accordo con le giurie; qualche anno fa al GFF hanno premiato il film più assurdo che c’era in programma di un tipo che si chiama Tony Palazzo (mi sembra)…Ognuno ha i suoi gusti, potremmo discutere ore sul valore di un film viaggiando paralleli ognuno sul suo binario…Ma pensare che dietro ci sia una “pappa” mi sembra veramente fantascientifico!
luglio 8, 2008 a 3:26 pm
Non era mia intenzione essere il paladino di Schenone. Mi accodavo semplicemente alla sua opinione contraria a quelle recensioni così sterili e poco valutative.
luglio 10, 2008 a 10:35 am
Grazie Stefano per l’appassionata difesa! Purtroppo molti pensano che i Festival siano “pilotati”; non rispondo per quelli diretti da altri, ma per quanto riguarda il GFF siamo talmente trasparenti che non sento nemmeno il bisogno di difendere la nostra condotta e il nostro lavoro.
E’ talmente difficile organizzare e dirigere un Festival a Genova, sono così poche le risorse e l’attenzione da parte delle Istituzioni che solo la passione ci spinge a proseguire…E la passione non va d’accordo con il cinismo di chi vende i risultati di un concorso.
Accolgo con spirito critico commenti sui film selezionati; per quanto si cerchi di essere oggettivi nella selezione, non ci si riesce mai, ma non riesco a tenere in considerazione i commenti sui verdetti delle giurie!
luglio 11, 2008 a 10:24 am
Perdonate l’intrusione, ma mi pare di capire – da esterno – che il dissenso di libero_confine non fosse tanto sul dubbio che sia seria o meno la manifestazione, quanto sul giudizio di chi ha scritto codesto pezzo. Ho perso forse qualche passaggio?