Back in Black

Dopo una settimana dominata dal colore bianco, torno a queste pagine nere ritrovandole ben più frequentate di quando le ho lasciate. Durante la mia assenza sono stato avvertito di essere diventato il genovese più odiato dopo Marta Vincenzi, da amici preoccupati per la mia popolarità in drammatico declino.

Ringrazio chi in questa settimana si è preso la briga di avvertirmi, incitarmi alla replica e ovviamente anche chi si è sforzato di leggermi e si è impegnato ad attaccarmi, non ultimo chi ha scelto di difendermi. Ritengo che tutte queste siano state evidenti manifestazioni di come l’attenzione sia viva dietro all’evento Genova Film Festival, sintomo di una scena attiva e in fermento sotto la scorza di rassegnata indifferenza che a volte pare avvolgere la nostra amata città.

Grazie a tutti. Indistintamente. So bene che leggermi spesso non è semplice, veder attaccato il proprio lavoro crea sempre del movimento e non è mai facile replicare o affrontare la discussione. I miei commenti sono stati spesso (come qualcuno ha giustamente fatto notare) brevi e sarcastici e so bene che veder attaccato e liquidato il proprio lavoro in due tre righe può facilmente far salire il sangue agli occhi. Purtroppo dilungarmi in lunghe dissertazioni per ogni singolo film visto avrebbe appesantito la scorrevolezza e la leggibilità di post, già così molto lunghi. Immaginate che io abbia lanciato (anche con forza) pietre in uno stagno per vedere se qualcosa si muoveva.

Come ho cercato di spiegare nel primo post, ho scelto di aprire un blog sul GFF, per curiosità e desiderio di intromissione, ho scelto di essere diretto sincero perché non mi vergogno di quello che penso e per questo motivo ho sempre usato il mio nome. Ci tengo a chiarire che questa scelta è venuta da me e da me soltanto, perché volevo creare interesse e dialogo attorno ad una manifestazione che ritengo vitale per la crescita della scena genovese. Ritengo di esserci riuscito.

Antonella e Cristiano, hanno accettato di segnalare questo blog sul sito del festival e in conferenza stampa, ben conoscendo il mio modo di pensare e i miei atteggiamenti raramente diplomatici. Credo abbiano accettato perché sono due professionisti capaci e coraggiosi. Non hanno avuto paura di rischiare a legare il nome del festival a quello che era, è e rimane un blog di opinioni personali. Se Antonella e Cristiano non avessero dato l’assenso, probabilmente avrei aperto un blog parallelo al GFF e ci troveremmo nella stessa identica situazione. L’unica differenza forse sarebbe l’assenza del logo del festival.

Ho scorso tutti i commenti, abbastanza per capire che la cosa più conveniente da fare è rileggerli con calma e rispondere ad ognuno di voi, singolarmente. Per non costringervi ad andare a scovare le mie risposte in tutti i post, pubblicherò un nuovo post per ognuno di voi. Approfondirò il mio pensiero su molti lavori, risponderò a critiche e insulti. Nella speranza ovviamente che restino vive le discussioni e le differenze di opinione, e che gli attacchi sul piano personale rientrino in una dimensione più consona a quella che dovrebbe essere una discussione tra adulti e non una lite tra ragazzini.

Aggiungo solo che mi è dispiaciuto molto notare che in pochissimi hanno scelto di usare il proprio nome e cognome a sostegno delle proprie idee. So benissimo che su internet l’uso di nickname è la regola e che spesso molti bloggers sono famosi più con il loro nome in rete che con quello di battesimo. Ma ritengo che in questo caso, avendo scelto in molti la strada dell’attacco alla persona Massimo Federico, piuttosto che quella della discussione cinematografica, mettere un nome e un cognome dietro alle proprie parole avrebbe reso più accettabili e meno infantili molti giudizi.

Ci tengo a ripetere una volta ancora che lo scopo di questo blog è parlare di cinema, possibilmente piccolo e indipendente, che non se ne parla mai abbastanza. Ora che si è creata un po’ di onda, sarà più piacevole e stimolante approfondire il discorso su quelli che appaiono come i film più controversi, o sarà perlomeno doveroso rendere una disanima più attenta a quei film i cui autori si sono sentiti giustamente liquidati in due parole. Con qualcuno ho già parlato faccia a faccia con altri mi confronterò qui. Non vedo l’ora di cominciare a rispondervi, per sostenere meglio e in maniera più articolata ciò che ho scritto. Abbiate pazienza e affilate i coltelli.

Grazie

Massimo Federico

Una Risposta a “Back in Black”

  1. Il cinema italiano Dice:

    Prego

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