Liberi dai confini, liberi dai giudizi.

Caro Libero ero tentato dal liquidare i tuoi commenti con una paio di battute taglienti, proprio quelle che tu odi: dopotutto se neppure tu dai sufficiente valore ai tuoi pensieri per trovare il coraggio di firmarti con nome e cognome, perché mai dovrei darci peso io?

Considerato però che rispondendoti avrei potuto approfondire alcuni punti controversi, e avrei potuto introdurre nuovi spunti di discussione sul festival; dato poi che credo profondamente che il dialogo può più di mille frecciatine, ho deciso di replicare.

È evidente poi che se tu, Sergio ed altri, avete tutti trovato che i miei commenti fossero troppo lapidari, in qualche modo non devo essere riuscito a spiegarmi bene. Come ho già detto, era impossibile pretendere una analisi completa di ogni lavoro e al contempo un post di lunghezze accettabili, avrei forse dovuto specificare prima che le due tre righe spese per ogni corto erano soprattutto un invito alla discussione, ma poco importa, il confronto ormai è partito e speriamo che non si fermi.

Se volevi che giustificassi le mie considerazioni bastava domandarlo, possibilmente con più garbo di quello che hai usato, così come ha fatto Sergio ed altri. Non mi stancherò di ripetere che l’ostacolo più grande da superare perché la scena genovese manifesti tutto il suo potenziale (per me in continua crescita), è il provincialismo che imperversa nella testa di molti autori liguri. Lo scopo principale di questo blog era di far uscire allo scoperto i registi genovesi, e di portarli, anche con la forza di una critica feroce, a discutere del proprio lavoro e di quello degli altri.
Io ho messo il mio nome, e sono uscito allo scoperto, dicendo la mia. Eppure quello che ho trovato, per la maggior parte, sono piccole persone che non hanno saputo far altro che prendersela con il dito che indica che il re è nudo. Persone che davanti a qualcuno che diceva: “il tuo film mi ha fatto schifo” (e non sono mai stato così meschino), non hanno avuto altra risposta che “sei un coglione” o “non sai comprendere” o “tu odi le donne”. Ma per favore.
Forse allora è vero che a molti autori piace di più credere nell’ignoranza di chi non apprezza i loro lavori, per continuare guardarsi il proprio ombelico in pace.

Visto che sei un fan di Sergio, prova piuttosto ad imparare dalla sua capacità di dialogo e confronto, che lo rendono, al di la della qualità soggettiva od oggettiva dei suoi film, un professionista degno di rispetto, ed infatti sul suo film c’è chi ha speso parole di lode e di apprezzamento e chi no. E l’obiettivo è stato raggiunto. Ovvero parlare di cinema.
Fin dal primo post tutti sono stati invitati a scrivere dei propri lavori, e la mia firma in fondo ai post è li proprio perché quello che scrivo sono idee mie, personali e non oggettive.
Ma tu hai preferito serpeggiare fra un commento e l’altro, lanciare frecciatine, e stilare giudizi su di me. A questo punto chi è che apre la bocca (o in questo caso muove le dita) a sproposito, e si esprime senza essere capace di analizzare? Io ho dato modo di conoscere e capire il lavoro di Sergio e di avere i miei motivi (condivisibili o meno) per non amarlo (e così farò per altri lavori in discussione). Tu su che basi parli di me?
E poi, quando qualcuno ha provato a farti notare il trave conficcato nel tuo di occhio, hai semplicemente cambiato discorso, riuscendo comunque a tacciare di parzialità le giurie. Fino a che, forse incapace di rispondere, hai preferito il silenzio.

Ad ogni modo, passiamo oltre. Non condivido la tua opinione sui vincitori: se forse “L’inganno” soffre di una certa freddezza nel raccontare per simboli l’esperienza umana, la capacità di regia e la perfezione della messa in scena, la scelta di attori e location, e non per ultimo un soggetto  piuttosto originale, per lo meno nello svolgimento, lo rendono secondo me il lavoro di gran lunga più interessante visto in Obiettivo Liguria quest’anno.
La menzione per la direzione della fotografia per “Sterno d’uccello” ti è parsa esagerata? Credo anch’io che per la fotografia potessero esserci altri lavori più meritevoli. Lo stesso direttore della fotografia, Angelo Stramaglia, in “Heartearth” mi ha dato l’impressione di fare un lavoro migliore, ma non mi sembra che il metro di giudizio possa essere basato sulla quantità di set da illuminare o meno. Che dovresti dire allora della menzione ricevuta da “L’oro di Saltaginestre”, appunto, per scene, costumi, e trucco, quando lo stesso Sergio ci ha confermato di aver avuto un discreto finanziamento per realizzarlo? È facile avere belle scene, buon trucco e tanti costumi quando hai i soldi per pagarli. No?
Io credo che la menzione a “L’oro di Saltaginestre” sia giusta perché si premia la cura verso alcuni reparti troppo spesso sottovalutati, e la menzione a “Sterno d’uccello” sia stata data per premiare la capacità di creare immagini cinematografiche pur con pochissimi mezzi.
Sono felice per la menzione ricevuta da “Scirocco” mentre come documentario avevo preferito su tutti quello su Cornigliano, ma devo dire che anche “Il colore della memoria” mi aveva colpito.
Piuttosto sono rimasto deluso, dall’esclusione da qualsiasi tipo di premio o menzione per “Zero” che forse ha patito più del giusto un soggetto troppo personale e poco incisivo, ma che ha mostrato una notevole capacità registica e produttiva in generale.

Meno d’accordo mi trova la giuria del concorso nazionale premiando il noioso “Adil e Yusuf”, per di più sottolineando nella motivazione l’assenza di stereotipi e giudizi, quando invece l’ho trovata un’opera densa di stereotipi (il macellaio che tratta male i lavoratori/schiavi neri, la solidarietà tra gli immigrati di colore, l’ inevitabilità della colpa per un immigrato clandestino nero in Italia) e di giudizi: bianchi cattivi, neri buoni ma costretti alla violenza dall’ambiente. Ma soprattutto, ripeto, noioso.

Non ho visto il documentario premiato, ne “Fratelli di T.A.V.” ma cercherò di rimediare.
E se appaiono troppe due menzioni al pur bello “La Moglie”, stona brutalmente l’assenza di menzioni ad opere come “Il lavoro”, “Oggi ho altro da fare” o il geniale “Qualcosa di straordinario”, ma evidentemente ai festival è difficile spuntarla per lavori che non siano “sociali”
Salvano in corner la baracca i giurati della delegazione ligure del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Ricordandosi del bellissimo “Guinea Pig” a cui va il premio della critica. Grazie.

Certo non posso non trovami d’accordo con te, caro Libero (evitando accuratamente qualunque illazione a giurie che so per certo essere lontane da logiche di favoritismi et similia), quando dici che più che il premio, conta il ricordo che allo spettatore rimane di un film.

Lascio all’ottimo Richmond (grazie per aver aderito allo spirito del blog partecipando come autore), le disquisizioni su immagine e concetto, campo e fuoricampo, vuoti e linee spaziali da riempire. Poichè dato che amo e parlo di cinema con la pancia e non con la testa, non saprei cosa dire.

Ora, caro Libero, torno in_sogno, laddove le bambole non solo le pettino, ma le vesto e gli do vita, dove il cinema è fantasia ed emozione e non una tesi di laurea, e dove le persone, hanno il coraggio di dare un volto alle proprie parole.

Ciao.

Massimo Federico

5 Risposte a “Liberi dai confini, liberi dai giudizi.”

  1. Marco Paba Dice:

    Finalmente ho avuto il tempo di leggere tutti i post e le risposte lasciate sino ad oggi. Avrei preferito che questo blog fosse un luogo di confronto e non di scontro. Rileggendo il tuo primo post credo che tutti quei “non” siano invece la conferma di quello che – a tuo malgrado – sei diventato. La tua troppa ferocia nell’esprimere giudizi, come d’altronde asserisci in questo post, ha fatto sì che la tua personalissima opinione risultasse spesso irrispettosa. Nemmeno a me è piaciuto leggere i commenti di persone che ti davano dell’idiota. Magari hanno seguito l’onda dei tuoi commenti. Non so, e non me ne importa. Credo sia sgradevole vedere che invece di tendersi la mano e confrontarsi a vicenda in maniera matura e onesta si è preferito il distacco e l’offesa. Il cinema è duro lavoro e collaborazione. Prima o poi, chissà, persone distanti potrebbero trovarsi a lavorare insieme. Il cinema è emozione e fantasia: sono pienamente d’accordo, ma non basta – ogni movimento deve avere una sua giustificazione, non come “una tesi di laurea”, piuttosto un profondo amore e conoscenza del linguaggio cinematografico. Un’ultima riflessione: forse qualcheduno ha tirato un sasso nello stagno più grosso dei tuoi. A presto caro Massimo.

  2. Probabilmente hai ragione Marco, magari qualcuno ha voluto solo fare più “onda” di me. Però allora sarebbe stato meglio avesse scelto, come fai tu, di mettere un nome dietro alle parole. Lanciare il sasso e nascondere la mano non è mai stato additato come un gran gesto.
    Il fatto stesso che nessun commento qui è mai stato moderato e che a tutti si è data la possibilità di contribuire come autori, per dire la propria opinione, credo sia stato un modo di tendere la mano da parte mia. Ci sono commenti che dimostrano che mi si poteva appuntare critiche, mettendomi alle corde come cattivo recensore, ma sono stati l’eccezione.
    Poi è vero che il mio ruolo di “recensore irrispettoso e scorretto” ha acceso gli animi. Non ne sono per nulla dispiaciuto, poiché ciò ha portato alla discussione. Solo a volte si spera che il confronto, anche acceso, resti sui temi del cinema e non sul privato. Io non ho mai dato giudizi alle persone, ma solo e soltanto ai film. Un regista che presenta un lavoro, deve anche saper difenderlo dagli attacchi e ti assicuro che in giro ci sono persone più irrispettose e feroci di me.

    Ovviamente la scelta di espormi in prima persona parlando di tutti questi film, mi ha sicuramente avvicinato a quelle figure che ho rinnegato nel primo post e che continuo a rinnegare. Ma credo che sia stato proprio il mio non cercare la “critica classica” a tutti i costi, il mio a volte dire “è brutto” senza giustificazione che mi porti lontano da quei ruoli.

    Ah pienamente d’accordo che ogni movimento di macchina (o quasi), deve trovare una sua giustificazione nel linguaggio cinematografico. Quando parlo di “tesi di laurea” intendo quelle disquisizioni che finiscono per puntare più sulla capacità di chi discute di costruire concetti elaborati e che troppo spesso allontanano la critica dal pubblico. Questo intendo dire che non mi piacciono i critici, coloro che cercano nella complessità del linguaggio una giustificazione al loro stesso mestiere.

  3. Premetto che non sono un “esperto” di cinema, e che non ho visto i film su cui si discute. Ho visto solo qualche lavoro di Massimo, e nessuno di Marco (che poi, se non mi sbaglio, è sempre libero_confine, ma sono pronto a qualsiasi smentita…).
    Non conosco personalmente, né l’uno, né l’altro. E quindi non ho alcun interesse a difendere né l’uno, né l’altro.
    Mi mette però un po’ tristezza, leggendo i commenti, che venga attaccato così l’autore del blog. Partendo dal presupposto che questo è un blog aperto, e che ognuno ha il diritto di esporre le proprie idee, mi pare un po’ puerile attaccare chi non la pensa come noi. E ancora più puerile attaccare la persona, del tipo “Non ti piace il mio film? Ed allora il tuo fa schifo…”
    Se Massimo trova che alcuni lavori siano validi ed altri meno, non vedo perché non lo possa dire. Io sinceramente non ho letto offesa nelle critiche, anche se possono essere dure. Certo, a nessuno fa piacere ricevere critiche negative, ma questo blog penso non sia nato con l’intento di incensare lavori e registi liguri e non, per partito preso…
    E allora non vedo perché ribattere con critiche che mi sembrano più a livello personale, quando si potrebbe, come ha fatto Schenone, ribattere sì, ma portando le motivazioni delle scelte fatte. Tanto, lo sappiamo tutti, poi i giudizi rimarrano tali per il singolo. Ma almeno il confronto avrà avuto un fine. Per quanto riguarda, invece, il livello di “scontro”, mi sembra che non fosse proprio l’obiettivo di Massimo e del blog. Mi sembra invece che abbiano contribuito alcuni commenti (penso a quelli di libero_confine), che non contenti di attaccare chi critica, tira in ballo la solita storia tutta italiana delle giurie incompetenti, prevenute o “amiche” dei vincitori… Una cosa veramente triste… Merito a Richmond, che invece di attaccare porta il suo contributo personale…
    E ora che ho finito, potete pure dire che parlo a sproposito…

  4. Davide Scovazzo Dice:

    oddìo, per quanto….;-)

  5. Davide, cosa vuoi dire? Non capisco.
    Come va? Non ti si vede da queste parti da un po’ o sbaglio? Tutto bene?

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