Corti ad Alta Velocità

Volevo ringraziare Paco e Diego Roserberg, ovvero Manolo Luppichini e Claudio Metallo (immagino), autori del documentario “Fratelli di T.A.V.” che ha ricevuto una menzione dalla giuria del festival, per l’intervento su questo blog. Purtroppo non sono ancora riuscito a passare dall’archivio del festival per rimediare alla mia lacuna e vedere il loro film. Interessante a priori, è però il punto in cui accennano alla mancanza di interesse da parte delle televisioni verso il loro lavoro; non tanto per una questione di qualità, quanto più per l’assenza di una presa di posizione o di orientamento partitico (non politico, partitico). Andiamo bene. Per fortuna c’è ancora gente che sa dove schierarsi: attrici che sanno bene quando e con chi aprire bocca, ed ex direttori di Rai Fiction che riconoscono chi porta il bastone del comando.
A proposito, l’illuminato CdA della Rai ha votato contro il licenziamento di Agostino Saccà, che forse ricorderete per essere stato ignominosamente intercettato mentre svendeva ruli nelle fiction e la propria dignità a Silvio Berlusconi. Sapevatelo.

Tornando a noi, il commento di Paco e Diego, mi ha fatto riflettere sulle durate dei film, corti e lunghi. È curioso, se ci si pensa bene. Viviamo in un epoca che fa sempre più attenzione al tempo, in una società che cerca di ridurre il più possibile la durata di ogni attività umana: vogliamo pranzi più veloci, attese in posta più brevi, attese alle casse dei supermercati più brevi, spostamenti più veloci (TAV appunto), turni al lavoro più brevi, eppure in tutta questa corsa ad abbreviare tutto, una cosa da anni va in controtendenza, le durate dei film. Se dieci anni fa la durata media di un film era di circa un’ora e mezza, adesso ci avviciniamo sempre di più alle due ore. Chissà perché?
Chissà perché la forma breve di un film, il cortometraggio, continua a non trovare una sua collocazione al di fuori di festival e rassegne, che per chi produce e distribuisce non sono certo fonte di guadagno. Eppure le opportunità di distribuire cortometraggi, oggi sono più numerose che in passato, anche al di fuori delle sale. Senza pensare ad internet (per cui già 5 minuti sono paragonabili ad un era geologica), perché non si proiettano cortometraggi sui voli aerei a breve durata? o sui pullman e sulle corriere, oppure sui maxischermi che da un po’ di tempo invadono le stazioni italiane? Insomma ci siamo capiti…
So bene quello che direte o penserete: perché una compagnia aerea dovrebbe spendere i soldi per i diritti di sfruttamento di un cortometraggio solo per dare un servizio migliore ai propri clienti? E gli schermi alle stazioni, invece proiettano pubblicità, quindi soldi in entrata, perchè dovrebbero spendere dei soldi invece di guadagnarli? 

Forse proprio per poter dare un servizio migliore ai propri clienti, cioè noi?
Beh forse sono un folle idealista che pensa ad un mondo migliore, ma credo che la qualità del servizio sia ancora un fattore determinante per la scelta di una compagnia piuttosto che un’altra, mentre per quel che riguarda le stazioni e le pubblicità, dove è scritto che come clienti dobbiamo sopportare (oltre a ritardi e disagi) anche un incessante e invadente martellamento pubblicitario?
Qualche tempo fa, dall’Argentina arrivò la notizia che il sindaco di Buenos Aires aveva bandito qualsiasi forma di pubblicità per le strade, niente più manifesti e cartelloni. Una mossa populista e poco attenta al bilancio? Forse, ma comunque un tentativo di migliorare la vita dei cittadini, piuttosto che sfruttarli per creare giro di denaro. E se ci riescono nell’Argentina post crack finanziario, perché non dovremmo riuscirci in Italia? Mi viene in mente, scrivendo, una proposta un po’ provocatoria: perché non eliminare i finanziamenti statali alla produzione di cortometraggi, e destinarli al sostegno della distribuzione di quei lavori che, una volta realizzati, risultassero più meritevoli?

Tutto questo comunque poco ha a che vedere con lo spunto che mi lanciavano Paco e Diego, ovvero quello di imparare ad apprezzare anche i documentari (o i lavori in generale) che sulla carta mi suonano “troppo lunghi”. Hanno ragione loro, patisco il pregiudizio che metto verso i documentari in generale e verso i lavori che tendono ad avvicinarsi se non a superare la mezz’ora (parlando di festival di corti, s’intende). Eppure il più delle volte sono proprio questo tipo di lavori che alla fine mi piacciono maggiormente.

Forse se io sarò in grado di essere meno prevenuto e di lasciarmi andare a vedere, senza preconcetti, quello che mi viene proposto (da selezionatori di cui mi fido come Cristiano ed Antonella, s’intende); forse anche il pubblico in generale riuscirà a lasciarsi conquistare finalmente dalla forma breve e spesso spiazzante del cortometraggio. Chissà. Speriamo.

Massimo Federico

4 Risposte a “Corti ad Alta Velocità”

  1. Pensavamo che se non sei riuscito a vederlo ti potremmo mandere una copia, così magari lo guardi e cci fai una recensione
    sperando che ti piaccia :)

    mandaci una mail con il tuo indirizzo

    ciao

  2. Ciao,
    sono un conterraneo del coautore di Fratelli di Tav, Claudio Metallo.
    Attualmente vivo a Pavia, e con un gruppo di indigeni abbiamo fondato una associazione culturale con relativo Blog – Giornale.
    Mi sono permesso di pubblicare il corto girato da Metallo – Luppichini sul mio blog.
    Vi scrivo per chiedervi un indirizzo mail di Claudio perchè possa contattarlo.
    Indirizzo del blog: http://www.stradapersa.blogspot.com
    mail: luigi.congi@hotmail.it

    Grazie

    Luigi Congi

  3. Grazie Zoseberg. Lo faccio subito.

  4. Bellissimo documentario!
    Grande manolo!

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